Anglotedesco

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giovedì 14 gennaio 2021

Mattarella e le tre soluzioni per poter superare l'emergenza

 



di Ugo Magri 

Con molta pazienza, viste le difficoltà del momento, Sergio Mattarella ha concesso al premier quasi 24 ore di tempo per schiarirsi le idee prima di salire al Quirinale verso metà pomeriggio. Giuseppe Conte gli ha confermato che le ministre renziane, Elena Bonetti e Teresa Bellanova, si sono entrambe dimesse in base all'ordine di scuderia; per colmare i due vuoti, assumerà provvisoriamente l'interim dell'Agricoltura e si riprenderà la delega delle Pari opportunità. Espletate queste formalità, il discorso è entrato nel vivo. Conte ha escluso di volere arrendersi senza combattere, manifestando a Mattarella l'intenzione di coinvolgere le Camere e di concludere il dibattito parlamentare con un voto da cui il suo governo potrebbe uscire vittorioso, ma anche con le ossa rotte.Il presidente della Repubblica, recita il comunicato dell'incontro, «ha preso atto degli intendimenti così manifestati dal presidente del Consiglio». Il percorso delineato da Conte è, costituzionalmente parlando, ineccepibile: se c'è una sede ideale dove fare chiarezza davanti al Paese, quel luogo non è certo una conferenza stampa, ma sono le aule del Parlamento. Lì le parole restano, e ciascuno si assume le proprie responsabilità. Né Mattarella (quale che possa essere il suo pensiero al riguardo) avrebbe avuto titolo per sconsigliare la votazione al termine del dibattito, perché mettere la fiducia è una facoltà del premier; il quale prima di mettersi in gioco avrà accertato di avere con sé un numero sufficiente di cosiddetti «responsabili».Nei giorni scorsi erano filtrate dal Quirinale perplessità sui governi che sopravvivono grazie al voto di pochi transfughi. Dunque la domanda è: se al Senato Conte si salvasse per merito di 2 o 3 «cani sciolti», e non avesse il controllo delle commissioni più importanti, come la prenderebbe Mattarella? Magari non ne sarebbe entusiasta, ma nemmeno potrebbe contraddire la volontà del Parlamento. Chiarissimo è ciò che accadrebbe se viceversa il governo venisse bocciato: Conte uscirebbe di scena. E a Mattarella toccherebbe il compito, quasi disperato, di individuare un punto di equilibrio possibile. Altrimenti, le urne.

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