Anglotedesco

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martedì 19 gennaio 2021

MATTEO RENZI: «All'opposizione sto bene.In tre ci lasciano? Arrivederci»


di Amedeo La Mattina 

Mezz'ora prima di intervenire in aula Matteo Renzi sorseggia alla buvette del Senato un succo d'arancia insieme al tesoriere di Italia Viva Francesco Bonifazi. Non facciamo in tempo a fargli una domanda che subito ci trasmette il suo «senso di liberazione, di leggerezza» fuori da questa maggioranza. «All'opposizione sto d'incanto». Non ripete «ora tocca a loro, pop corn per tutti», come fece in occasione della nascita del governo Conte-Di Maio-Salvini. Ma il senso delle sue parole è identico quando prospetta lo spettacolo di «una maggioranza ballerina, che si regge sui numeri dei senatori a vita, con il Vietnam nelle commissioni. Con il Pd ostaggio dei 5 Stelle che presto si accorgerà di sostenere un'anatra zoppa. Si avvicina Paolo Romani, ex ministro e capogruppo di FI ora transitato in "Cambiamo" di Giovanni Toti, uno di quelli calcolati erroneamente tra gli arruolati nella nuova maggioranza. «Paolo, potevi rifare il ministro, hai perso un'occasione. Sai - aggiunge Renzi - ho incontrato poco fa Scilipoti e gli ho detto, "tu un mistero te lo meriti ad honorem"». Ripete che all'opposizione ci sta «d'incanto» e sembra preannunciare che presto comincerà a sferrare l'attacco al centro, in quell'area moderata che fluttua attorno a Berlusconi. È tutto da vedere se l'operazione spericolata riuscirà o rimarrà a galleggiare all'opposizione con un piccolo partito. «Io non ho nulla da perdere, ma l'Italia sì e questo mi dispiace perché questo premier non ha una visione, una missione. Pensava di risolvere tutto offrendo poltrone». Racconta di essere andato a trovarlo a Palazzo Chigi senza farsi vedere dai giornalisti, «con il cappuccio in testa», entrando da dietro («io quel palazzo lo conosco bene»), si erano lasciati che l'incontro dovesse rimanere riservato, ma poi è venuto fuori tutto su un giornale. In quell'occasione, Conte gli avrebbe chiesto se fosse interessato all'incarico di segretaria della Nato. Anche a Maria Elena Boschi, sempre in un incontro riservato, il premier avrebbe offerto addirittura la poltrona di ministro della Giustizia, facendo fuori Bonafede. Stessa risposta: no. «La verità - commenta Renzi nella sua narrazione dei fatti - è che Conte è naif, non lo fa per cattiveria. Certo sa essere cinico, ma non sa fare politica. Del resto ci è arrivato facendo direttamente il presidente del Consiglio. Non ha fatto gavetta politica, come l'ho fatto io». Un sorso di spremuta, uno sguardo ai messaggi nel telefonino, raccoglie i foglietti del suo discorso sparsi sul banco del bar e se li mette in tasca. Si sistema la cravatta blu con la parte interna color ruggine e allarga le braccia. «Che fanno mi tolgono il gruppo? Non credo». Bonifazi fa di non con la testa. E Renzi spiega che il gruppo si chiama Italia Viva-Psi ed è nato grazie a Psi: ma anche se Nencini vota la fiducia («lui dice di essere un apolide della politica e per lui significa prendere un ministero, è venuto a casa a mia a dirmelo»), il gruppo non si scioglie perché Iv ha presentato liste alle amministrative. «Le cose, ragazzi, bisogna studiarle. Se ne vanno 2 o tre, arrivederci. Io poi potrei andare al misto e avrei la presidenza di quel gruppo, ma non lo faccio, povera De Petris, questa carognata non gliela faccio». Va in aula e parla per venti minuti. Attacca Conte che ha «paura di dimettersi perché attaccato alla poltrona». Italia viva ha chiesto una svolta, di cambiare passo, sono mesi che lo chiedono. Tutti i ministri dal banco del governo sono girati verso di lui. «Ora o mai più», ripete. Per l'ex premier quello di Conte è «un arrocco personale». «Caro presidente, il Paese non si merita un mercato indecoroso» . 

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