Anglotedesco

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giovedì 14 gennaio 2021

MATTEO RENZI:"Si affida a un azzardo o va a casa.Non finirà con le elezioni anticipate

 



Intervista di Andrea Malaguti 

Matteo Renzi ha scassato tutto, senza ottenere niente. E lo ha fatto perché la sua natura gli impedisce di far parte di un gruppo senza esserne il Capo e l'idea di dover mediare con un premier diverso da sé gli sembra banalmente irricevibile. Questo in premessa, poi c'è la politica. E una battaglia per costruire un ennesimo governo in cui - apparentemente -lui perde e Giuseppe Conte vince. 

Senatore Renzi, ha vinto Conte? 

«In che senso, scusi?». 

Resterà al governo con i responsabili. 

«Che cos'è, una profezia che si auto-avvera? Non mi pare che abbia ancora i numeri. Ma se li avrà, auguri. È la democrazia. E la democrazia è sacra. Resta un fatto, però: se non prende 161 voti, Conte va a casa». 

Li prenderà grazie a qualcuno dei suoi che sta per salutarla. 

«Non sarei così sicuro. Forse qualcuno lascerà, ma se fossi nel governo, almeno per scaramanzia, aspetterei martedì per vedere come va a finire. E resta il fatto che io ho posto una serie di questioni di merito su vaccini, sanità e investimenti, mentre loro rispondono con una manciata di responsabili. Magari avranno la vittoria numerica, ma io ho scelto una strada politica, Conte ha scelto l'azzardo. Governare mettendo assieme Mastella e la De Petris di Leu non sarà facile». 

Lei vota contro? 

«No. Io mi astengo». 

Le dico la cosa più gentile che hanno scritto (e detto) su di lei in queste ore: sleale, ma tanto si sapeva. 

«Sleale è chi davanti a ottantamila morti di Covid non prende il Mes. Non chi lascia due poltrone». 

C'è di peggio: è matto. 

«Matto è chi pensa che si possano spendere 200 miliardi europei senza neanche leggere il documento. Non chi legge quel documento e lo fa cambiare». 

Quindi è normale aprire una crisi a pandemia in corso? 

«No. Sono sei mesi che chiedo di discutere in Parlamento di queste cose. Sono sei mesi che rinviano su tutto. Vogliono continuare a rinviare? Ok, ma lo facciano senza che noi diventiamo complici del più grande spreco di risorse della storia repubblicana». 

I giornali stranieri la chiamano di nuovo Demolition Man. 

«Lo fanno da anni. Vuole dire rottamatore. Parola non necessariamente negativa». 

Neanche lo spread che sale è negativo? Il ministro Gualtieri ha spiegato che un solo giorno di crisi ci è costato nove milioni di euro. 

«Parliamo dello stesso Gualtieri che si è dimenticato di leggere il Recovery Plan? Se lo avesse fatto un mese fa lo spread non sarebbe salito per niente». 

Zingaretti è furibondo. 

«Curioso. Ho utilizzato verso Conte parole molto più gentili di quelle che usava Zingaretti su di lui nei nostri colloqui privati. Evidentemente ha cambiato idea. Capita a tutti». 

Dice che lei è inaffidabile. 

«Quando Zingaretti parla non rispondo mai alla prima dichiarazione. Se avessi ascoltato Nicola alla prima dichiarazione - nell'agosto del 2019 - oggi avremmo un Governo Salvini-Meloni». 

Con la sponda del Pd avrebbe vinto lei? 

«Sì. Mi è mancato un pezzo». 

Senatore, perché detesta Conte? 

«Se l'avessi detestato non sarebbe mai nato il Conte Bis contro i pieni poteri a Salvini. Un po' di realismo. Abbiamo fatto delle richieste, dai soldi sulla sanità fino alla riapertura delle scuole: ci possono ascoltare o tutto deve essere ridotto a rapporto personale e alla categoria simpatia/antipatia?». 

Forse non è una questione simpatia/antipatia, ma a parte l'omicidio di Kennedy, lo ha accusato di tutto. 

«La mia ricostruzione è diversa: gli ho dato una mano, gli ho evitato di fare un errore clamoroso sul Recovery e lui mi ha attaccato». 

Sul Recovery ha avuto ragione. Perché andarsene nel momento in cui si comincia a raccogliere e a pesare? 

«Io non voglio pesare: voglio aiutare a cambiare il Paese. Se le nostre idee servono, ci siamo. Se non servono, ci dimettiamo. Non siamo strani noi: sono strani quelli che pensano alla politica come sistemazione di poltrone e non scambio di idee». 

Insisto. Recovery, scostamenti, ristori. Italia Viva dirà sì a tutto. Come fa a negare che il problema è Conte? 

«Diciamo sì a ciò che serve al Paese in questa fase. Sul Recovery ci siamo astenuti perché molte cose devono cambiare, dalla parte sulla giustizia a quella sul turismo. E servono i soldi europei per la sanità. Non diciamo sì a tutto. Per esempio abbiamo detto no a chi voleva comprarci con qualche sottosegretariato». 

Non ha risposto su Conte. 

«Ho risposto. Due volte». 

Non le piace neppure Casalino. 

«Casalino è bravissimo a fare il suo mestiere. Inventa campagne online, cura i social e i media, è fedele interprete del pensiero del suo capo. Quella che fa lui per me è un grande reality show permanente in cui si può geolocalizzare il bunker di Bengasi o trasformare in show le passeggiate in centro, dando la linea ai TG e scrivendo risposte a domande preparate in anticipo. Per me la politica è studio, confronto, passione. Mi interessano le statistiche dei disoccupati, non i sondaggi sul consenso». 

Senatore, chi dovrebbe gestire i fondi europei? 

«Dei ministri capaci con i loro uffici. E per le unità speciali alcuni commissari». 

Un superministero per Mario Draghi, era questo il suo obiettivo? 

«Mi sembrerebbe bellissimo ma riduttivo». 

Ma lei ha mai parlato con Draghi? 

«Quando ero premier spesso. I suoi consigli mi erano preziosi». 

Intendevo recentemente. 

«Non tiri Draghi per la giacchetta». 

Secondo Massimo Cacciari anche lei ha vissuto il suo momento Papeete. Il professore sostiene che lei e Salvini avete caratteri simili, siete due da "o la va o la spacca". 

«Al Papeete Salvini ha chiesto i pieni poteri. Io in Parlamento ho chiesto di non dare i pieni poteri a Conte. Mi pare che ci sia una differenza chiara non solo per i grandi filosofi ma per chiunque sia in buona fede. E per come conosco Massimo, sono certo che sia in buona fede». 

Senatore, tornerebbe in maggioranza con Pd e 5 Stelle se il governo fosse guidato da Marta Cartabia? 

«Torneremmo in maggioranza se ci fosse il Mes, se si sbloccassero i cantieri, se si aumentassero i soldi per sanità e scuola, se si accelerasse sull'alta velocità». 

E se a guidare il governo fosse Luigi Di Maio? 

«Per favore, non scherziamo». 

Di Maio dice che con lei non lavorerà più. 

«A Di Maio rispondo che dovrebbe lavorare sulla Libia, dove sono arrivati i turchi, sulla Cina, dove la Merkel ci ha scavalcato e magari dovrebbe chiarire se dopo essere stato tanto vicino a Trump finalmente sta con Biden». 

Lei ha detto: mai con la destra. E con Berlusconi? Ha nostalgia del Nazareno? 

«Ho detto che non faremo ribaltoni e inciuci con le forze antieuropeiste e sovraniste, lo confermo. Il Nazareno era un patto istituzionale, non un Governo insieme. Ma l'occasione è buona per mandare un grande in bocca al lupo a Berlusconi dopo il ricovero di ieri». 

L'uomo più impopolare d'Italia non può fare cadere quello più popolare. La frase di Massimo D'Alema ha contribuito ad accelerare la sua scelta? Bei tempi quando le regalava la maglia di Totti. 

«La frase di D'Alema dimostra che una certa sinistra considera i sondaggi più importanti delle idee. Come se la simpatia fosse più importante della competenza. Stupisce che D'Alema approvi questo metodo ma l'idea di sostituire i valori democratici con gli indici di popolarità, come vediamo fa breccia anche in queste ore». 

Senatore, e se questa storia finisse con il voto anticipato? 

«Non esiste».

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