Anglotedesco

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venerdì 8 gennaio 2021

NICOLA ZINGARETTI: «Favorevole a un Conte ter, no al voto»


di Carlo Bertini 

«Qui rischia di finire male, ma sarebbe un errore madornale e una follia arrivare alle urne», si agita sulla sedia Nicola Zingaretti mentre riunisce i suoi più stretti collaboratori dopo il giro di telefonate mattutine. Il Richelieu del Pd, alias Goffredo Bettini, lo ha appena aggiornato sullo stato dell'arte: uno stallo totale, le trattative con Renzi sono interrotte. Come sempre accade nei momenti topici, il Pd è percorso da scosse in profondità e il segretario deve compattare le fila: la linea non può essere «o Conte o il voto», perché rischia di aprire una faglia. I gruppi parlamentari hanno recapitato al vertice del partito un messaggio forte in forma di ordine del giorno interno: niente elezioni. Firmato da decine di deputati.Ecco perché Zingaretti calca i toni quando esorta Conte «a trovare il livello più alto possibile di sintesi». Invito che di fatto non rafforza certo il premier nella partita a scacchi con Renzi. Basata sulla minaccia delle elezioni o di un governo con i responsabili: bocciato anch'esso dai dem. Vero è che il Pd stoppa Renzi, con un «basta ultimatum», ma mentre il leader parla in Direzione, chi lo ascolta si compiace che «ha sgombrato il campo dall'idea che un pezzo del partito sarebbe così pronto a votare, tanto da non trattare con Iv». Zingaretti scuote Conte. Ecco la spinta: «Sarebbe importante che il presidente Conte, sulla base dei contributi delle diverse componenti della maggioranza, prendesse un'iniziativa per arrivare a una proposta di patto di legislatura, per dare nuovo slancio al Governo». Ma ormai al Nazareno dilaga il pessimismo, la paura di veti e controveti. I più dialoganti con Renzi, i capigruppo Delrio e Marcucci, interpretano gli umori della base contraria alle elezioni. Malgrado ciò, non portano buone notizie: falliscono i tentativi di «fare sedere a un tavolo Matteo» e Marcucci riferisce a Zingaretti i «segnali di guerra». Insomma la nave è incagliata, c'è poco fondale margini di manovra. La resa dei conti in Consiglio dei ministri è prevista per mercoledì, quando le due ministre Iv potrebbero mollare: a quel punto - sperano i Dem - «Conte si potrebbe dimettere, per poi ottenere dal Colle un incarico a formare un nuovo governo. È in quel frangente che si aggiusterebbero le trattative». Ma Conte non si fida. «Fai la prima mossa tu, perché ogni giorno che passa concedi un vantaggio a Renzi», lo incitano i big del Pd. Zingaretti lo blinda nel suo sermone in Direzione, come l'unico punto di equilibrio; e perché «un altro governo, confuso, trasformista, trasversale, tecnico, non porterebbe nulla di buono all'Italia». No ad altri scenari cui starebbe lavorando Renzi. Quindi no un governo istituzionale, con la destra e un altro premier, nessuna sponda al rottamatore.Ma in viva voce, nella call della Direzione dem, il premier è spronato a fare presto, perché la pazienza dei mediatori è finita. «Anche il Pd, con il suo 20% nei sondaggi, si è scocciato di fare da portavoce, nello scontro con Conte, a uno che ha il 2%. È anche questione di dignità ormai», sintetizza un dirigente romano. La sottile linea rossa aperta in questi giorni sul Recovery fund sta per chiudersi in serata. Renzi professa «calma e gesso» con i suoi colonnelli, avvertendo che ci vorranno giorni per chiudere la partita. Anche nelle sue guarnigioni c'è pessimismo. «Perché questi vogliono rompere, è chiaro, anche se non hanno i numeri in Senato», prevede Rosato. Fatto sta che a dimostrazione che i canali di dialogo si sono ghiacciati, la lotta alle poltrone è più in sordina. Un pessimo segnale, a dispetto dell'etichetta. Renzi fa una guerra di logoramento, convinto che «ogni giorno che passa strappa una cosa a quell'altro», dice chi ci parla, tanto che al vertice i suoi alzano la posta. A questo punto, ben sapendo che Conte attenderà pure lui, «per non dare alibi a Renzi e poter dire di avergli lasciato tutto il tempo necessario», il quadrumvirato che regge le sorti del Pd, Zingaretti, Bettini, Orlando e Franceschini, comincia a perdere le speranze. 

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