Anglotedesco

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domenica 10 gennaio 2021

No degli infermieri: «Così non vacciniamo»




di Lidia Catalano 

In Italia ci saranno sei milioni di vaccinati contro il Covid entro il primo trimestre del 2021. Lo garantisce il commissario straordinario all'emergenza Domenico Arcuri, che prova a placare l'irritazione del presidente della Campania per l'esaurimento anticipato delle scorte. «Questa sera le nostre aziende sanitarie si fermano per mancanza di vaccini», tuonava ieri Vincenzo De Luca, lamentando «una distribuzione delle dosi fatta in modo sperequato». Nulla da temere, secondo Arcuri. Neppure in vista del richiamo a 21 giorni dalla prima somministrazione. «Nelle prossime ore arriverà la terza tranche da 470mila dosi Pfizer, a cui si aggiungeranno anche le prime 47mila fiale del farmaco di Moderna». L'ottimismo del commissario non basta però a cancellare la preoccupazione sollevata dal flop della «chiamata alle armi», come lui stessa l'ha definita, di medici e infermieri per le vaccinazioni su larga scala. Mentre tra i camici bianchi sono fioccate le candidature - 14.808 domande per 3mila posti - tra gli infermieri c'è stata una diserzione di massa: 3.980 domande a fronte di un fabbisogno di 12mila operatori. Per i diretti interessati la spiegazione è semplice. «Nel corso dell'ultimo anno le aziende sanitarie hanno attinto a tutte le risorse disponibili per trasferirle immediatamente sul fronte dell'emergenza. In Italia oggi non ci sono più infermieri, abbiamo raschiato il fondo del barile». Andrea Bottega è il segretario nazionale di Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche. «Tutti sanno che la carenza di infermieri è ciclica: l'abbiamo affrontata nel Duemila importando 30mila operatori dall'estero. Era inevitabile che succedesse ancora. Il nostro Paese può contare su appena 557 infermieri ogni 100mila abitanti, contro i 1.023 della Francia e i 1.084 della Germania». Il risultato è che in Italia gli infermieri disoccupati, oggi, sono mosche bianche. Ma se anche ce ne fossero, spiega Antonio De Palma, presidente del sindacato infermieri Nursing Up, di certo non riterrebbero la proposta del governo allettante. «Questa misera offerta di contratti da 9 mesi, per di più somministrati da agenzie interinali, è l'ennesima sberla a una categoria che continua ad infettarsi, giorno dopo giorno, nell'inferno degli ospedali»A scoraggiare l'adesione al bando ci sarebbe anche un problema di natura sanitaria. Non è previsto infatti che chi somministrerà il vaccino venga prima a sua volta vaccinato. «Si è perso tempo in campagne simboliche quando in Italia ci sono 253.000 infermieri impegnati negli ospedali pubblici, che aspettano di ricevere la loro dose e che non hanno idea di quando tutto questo accadrà», attacca De Palma. Ma il vero nodo è che in troppi considerano un azzardo lasciare un posto sicuro per un contratto precario. «Parliamo di stipendi da 1.500 euro, senza nessuna prospettiva. Mentre le Asl di tutta Italia hanno fatto bandi da 24 e 36 mesi per arruolare personale e stabilizzarlo», spiega Francesco Coppolella, del Nursind Piemonte. L'alternativa per il governo è arruolare i medici che hanno presentato domanda in massa. Ma in quel caso il budget a disposizione dovrebbe essere ritoccato, e parecchio. «Uno specializzando ad esempio prenderebbe uno stipendio triplo rispetto al nostro per ricoprire la stessa mansione. Dal suo punto di vista questo bando può rappresentare una breve parentesi ben retribuita mentre prosegue la sua carriera», ragiona Andrea Bottega del Nursind. «Per noi è diverso, siamo stremati. Alcuni colleghi hanno perso 20 chili da marzo a oggi, sono irriconoscibili. Bisognerà prendersene cura, perché loro non saranno più in grado di farlo. Né per sé stessi, né per gli altri»

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