Anglotedesco

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sabato 9 gennaio 2021

Non sanno cosa che dire i trumpisti di casa nostra (Bruno Manfellotto)




Trasferito nella povera Italia alle prese con il Covid, con il Recovery fantasma e la crisi di governo mascherata da rimpasto (o viceversa), il dramma dall'invasione del Campidoglio da parte di un manipolo di trumpisti disperati e scatenati, ha acquistato improvvidamente i colori della farsa. Stavolta sotto forma di capriole retoriche cui si sono abbandonati i leader della destra nostrana improvvisamente orbi del loro faro d'oltre Atlantico. Naturalmente, dietro la farsa si nascondono questioni assai serie, ma di queste si preferisce non parlare.È evidente che di destra non ce n'è più solo una, ma non si sa quante. Tutte assai confuse. Matteo Salvini - che per somma coerenza ha girato con la mascherina pro Trump fino al giorno della sconfitta - è riuscito nel miracolo di inanellare solo ovvietà senza peso - non è da lui! - tipo «entrare armati in Parlamento è pura follia». Insomma, erano solo dei pazzi. E silenzio su chi li ha aizzati a farlo. Più espliciti nella condanna sono stati invece Giorgetti e Zaia, leader dell'ala governista di una Lega spaccata in due. In quanto a Berlusconi, ormai nei panni di un moderato padre nobile, ha salutato la «fine peggiore» di una presidenza «da dimenticare» con la quale non ha mai avuto grande feeling.E Giorgia Meloni? Ineffabile il suo doppio salto mortale: che le violenze cessino, ha esclamato, e vabbè; ma poi ha aggiunto: «Come richiesto da Trump». Sorvolando anche lei su chi le avesse provocate... Mirabile anche l'analisi di Ignazio La Russa che in tv ("L'Aria che tira") ha ripescato dal repertorio degli anni Settanta il rituale interrogativo che spiccava nei titoli dell'"Unità" quando i terroristi neri facevano saltare i treni: «A chi giova?». Non a Trump, ma a Biden, si è risposto. A voi le conclusioni... Si sono visti anche autorevoli analisti di politica internazionale, riemersi sotto sembianze sovraniste, lanciare l'ardito parallelo tra Berlusconi e Trump, povere vittime di un complotto internazionale. Incuranti tutti che nel resto d'Europa i fratelli della destra sovranista - Le Pen, Kurz e perfino i nazionalisti tedeschi dell'Afd - hanno condannato senza mezzi termini Trump e ciò che hanno combinato le sue truppe.Insomma, a differenza che altrove, la destra italiana non ce la fa a saltare il Rubicone, forse perché senza abbracci lontani non riesce a formulare strategie in piena autonomia. Eppure la caduta di Trump manda all'aria uno dei pilastri su cui Salvini (e Meloni) hanno costruito la loro ascesa, e anche un modello di governo e di leadership che solo un anno fa volevano importare qui. Gli stessi repubblicani americani, che hanno subìto l'assalto di Trump e pensato alla fine che fosse l'uomo giusto per risollevare le sorti del partito di Lincoln, Eisenhower e Ronald Reagan, si sono adesso resi conto del disastro che si è abbattuto su di loro e cercheranno di scrollarsi di dosso il trumpismo e di rifondare il Grand Old Party. Difficilissimo, ma ci provano. I populisti di casa nostra, invece, a fare marcia indietro non ci pensano proprio. 

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