Anglotedesco

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giovedì 14 gennaio 2021

Nuova stretta: mezza Italia arancione


di Paolo Russo 

A crisi oramai aperta il governo approva il decreto legge che da lunedì metterà in fascia arancione più di mezza Italia con qualche pennellata di rosso, su Lombardia e Calabria a rischio di tornare in lockdown per tre settimane. Il provvedimento proroga innanzitutto lo stato di emergenza fino al 30 aprile, mentre le misure restrittive dureranno più del previsto: fino al 5 marzo. Per quasi due mesi quindi non si potranno varcare i confini della propria regione, anche se in fascia gialla, mentre se si è in fascia arancione non si potrà uscire dal proprio comune. A meno che non si abiti in centri con meno di 5mila abitanti, nel tal caso si può sconfinare per 30 km. Fino al 5 marzo è prorogato anche il limite di due persone, oltre ai minori di 14 anni che una sola volta al giorno possono recarsi a far visita a qualcuno. Sempre osservando il coprifuoco dalle 22 alle 5, anch'esso confermato. Cambiano i maccanismi di funzionamento del semaforo che regola i colori. Confermato che in fascia arancione si potrà andare anche con un Rt inferiore a 1 se il rischio complessivo è «alto». Situazione nella quale, ha ricordato lo stesso Speranza illustrando le linee del provvedimento alle Camere, si trovano al momento 12 Regioni. Che sono poi Emilia Romagna, Friuli, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Alto Adige, Trentino, Puglia, Umbria, Veneto e Sicilia, dove già da lunedì bar e ristoranti potrebbero restare chiusi anche di giorno, oltre che il divieto di spostarsi dal proprio Comune. Ma il decreto introduce anche una fascia «bianca» dove tutte le attività riaprono, pur se con limiti. Fermo restando che resteranno gli obblighi di mascherine e distanziamento, nonché il divieto di assembramento. «È difficile che questa area possa scattare a breve» ha ammesso Speranza, ricordando che «l'epidemia è in fase espansiva» e invitando a «tener fuori la politica dalla campagna vaccinale». Questo mentre il bollettino comunicava il superamento della soglia degli 80 mila morti, con i nuovi 507 decessi di ieri, mentre i contagi restano stabili a 15.774 pur se con 34mila tamponi in più. Se la situazione resta critica i parametri per entrare nell'eden bianco sono però meno rigidi del previsto, perché oltre a un'incidenza di casi inferiore a 50 ogni 50 mila abitanti e un rischio complessivo «basso», basterà avere un Rt appena sotto uno e non a 0,5, come ipotizzato in partenza. In questo momento la Toscana ha un Rt a 0,9, rischio basso e 78 casi su 100mila e con questi valori potrebbe già tra un paio di settimane avvistare la meta. Oggi poi sarà il turno del nuovo Dpcm, al quale è demandato il compito di prorogare le altre misure, che non comportando limiti negli spostamenti non hanno bisogno di essere veicolate da un decreto legge. Scontato lo stop a sci, palestre e piscine, le novità saranno il divieto di asporto dai bar dopo le 18 in funzione anti-movida e la riapertura di mostre e musei a ingressi contingentati. Intanto l'Agenas, l'agenzia per i servizi sanitari regionali, comunica che a livello nazionale le terapie intensive hanno nuovamente superato di un punto percentuale la soglia di sicurezza del 30% di letti occupanti dai pazienti Covid. Una situazione preoccupante, perché «oltre alla morsa della pandemia gli ospedali sono sempre più stracolmi di pazienti no Covid», denuncia Dario Manfellotto, presidente della federazione dei medici internisti Fadoi. Che chiede di «accelerare su vaccini, ammodernamento degli ospedali e filtro del territorio».

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