Anglotedesco

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lunedì 11 gennaio 2021

Recovery:oggi il varo con l'ok di Renzi

 



di Gabriele De Stefani e Claudia Luise 

Ora la grande paura del Nord è risvegliarsi alla fine dell'incubo della pandemia e scoprire di non essere più il motore del Paese. E ritrovarsi lontano dalle locomotive d'Europa. Più di dieci anni tra recessione e crescita rallentata, seguiti dalla peggiore crisi sanitaria, economica e sociale del Dopoguerra: un uno-due che rischia di piegare le regioni più produttive d'Italia e tra le primissime d'Europa. Gli imprenditori sono più arrabbiati che spaventati, ma dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia, passando per Lombardia e Veneto, il sentiment è lo stesso: la capacità di reazione alla pandemia, e nello specifico il Recovery Fund, segnano un passaggio storico. O si sale sul treno al momento giusto o si finirà per rimanere fermi a guardare il resto d'Europa rimettersi a viaggiare veloce. I numeri I dati raccolti da Mauro Zangola, ex direttore dell'ufficio studi dell'Unione Industriali di Torino, fotografano realtà difficilmente immaginabili fino a qualche anno fa. In quasi tutte le principali regioni settentrionali è a rischio povertà più di un abitante su dieci: dal 10, 1% dell'Emilia Romagna, all'11, 1% di Lombardia e Veneto al 14, 2% del Piemonte. I tassi di occupazione ormai solo in pochissimi casi riescono a superare il 70% e ovunque si alza la quota di giovani che non studiano, né lavorano, né cercano un'occupazione (in Lombardia ed Emilia Romagna sfiora il 15%, mentre solo il Veneto arriva ad avere un under 25 occupato su tre). Il Piemonte, da tempo, è un caso: «È una regione ad alto rischio retrocessione, ormai è sui livelli del Centro Italia» sintetizza Zangola. I dati gli danno ragione: in tutti gli indicatori sono i peggiori del Settentrione. L'origine sta nella frenata del Pil e della produttività: la ricchezza generata pro capite è di 31. 793 euro (il Trentino supera i 43 mila, la Lombardia i 39 mila, il Veneto i 33 mila, l'Emilia Romagna i 38 mila) e il valore aggiunto generato da ogni piemontese è più basso di circa un quarto e un quinto rispetto a un trentino, un emilano o un lombardo. Rabbia e sfiducia «Nella mia azienda la fibra ottica c'è da appena un anno e per averla ci siamo dovuti pagare da soli l'ultimo chilometro. Come faccio a non essere arrabbiato e deluso per come siamo costretti a lavorare in Italia? Fra tre mesi avremo un'ondata di licenziamenti, è inevitabile». Le parole di William Gambetti, 120 dipendenti con la sua Duelegs nel distretto mantovano della calza, descrivono da sole lo stato d'animo e lo sguardo degli imprenditori del Nord. La rabbia e la delusione per i troppi anni senza politiche per l'industria e investimenti, in una parola senza una visione. La sfiducia anche davanti all'autostrada del Recovery. «Lo sanno tutti cosa serve, c'è poco da inventare: meno burocrazia, digitalizzazione, investimenti nella formazione. E invece questi progetti per sfruttare i fondi europei nessuno li ha visti. Siamo al "fidatevi di Conte che ci pensa lui", ma qui si è parlato più di monopattini che di investimenti strategici. Il problema non è l'Europa, siamo noi» sbotta Alessandro Vescovini, presidente della Sbe-Varvit, 700 dipendenti e 220 milioni di fatturato nella meccanica a Monfalcone. Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica, prova a guardare avanti e sprona le categorie produttive: «Tocca anche agli imprenditori avere il coraggio di innovare: export, internazionalizzazione e condivisione globale del sapere sono elementi che la pandemia ha rafforzato e che serviranno ancora di più nel 2021. È cruciale mettersi al centro di network nazionali e internazionali, il mondo andrà verso una trasformazione digitale sempre più spinta ma non avverrà una trasformazione delle nostre imprese in autonomia. Dobbiamo essere terreno fertile per far attecchire questo cambiamento». Ma da sole, le imprese, non possono fare: «Bisogna ridurre il debito e attivare investimenti efficienti - sostiene il presidente dell'Amma, Stefano Serra -. Serve una grande semplificazione dei processi e, per il Recovery, un piano di dettaglio delle azioni, con iter amministrativi fluidi. L'obiettivo deve essere attirare investimenti e anche favorire il reshoring delle aziende che hanno lasciato il nostro Paese».

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