Anglotedesco

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lunedì 18 gennaio 2021

Renzi e la critica alla maggioranza risicata



di Amedeo La Mattina 

Comunque vada per Renzi sarà un "successo". L'ex premier, che conferma l'astensione dei suoi parlamentari sia alla Camera sia al Senato, è pronto a passare all'opposizione di una maggioranza che definisce «raccogliticcia», senza respiro. «Tra due mesi saranno punto e accapo. Voglio vedere come riusciranno a lavorare in commissione: andranno a caccia del primo che passa», avverte l'ex premier. A suo parere giorno dopo giorno salterà fuori la fragilità, l'errore di non aver accettato un patto di legislatura, di non avere richiesto i soldi del Mes per la sanità. Così come verrà fuori la verità sul Pd a suo parere prigioniero di Conte, con «un posizionamento molto vicino ai 5S». Per il leader di Italia viva è il fatto nuovo rilevante per il futuro della politica italiana, mentre il suo piccolo partito «sta resistendo a ogni forma di pressione». Ma dopo il voto di oggi e la probabile tenuta dei suoi 18 senatori sull'Aventino dell'astensione, Renzi dovrà temere il dissanguamento. Molti sospettano che il magnete del potere e del governo possa attrarre pezzi di Iv. La fase più difficile comincerà domani», confida uno dei renziani che vede probabile il ritorno nel Pd di alcuni di loro. Una spia di questo nervosismo è la conversazione tra Gennaro Migliore e alcuni giornalisti ieri a Montecitorio. Uno dei cronisti gli faceva presente che la preclusione a rifare insieme la maggiorana non è nei confronti dei renziani, ma di Renzi stesso. Insomma, ci sarà la caccia agli iscritti ai gruppi parlamentari di Iv. Migliore ha avuto un moto d'orgoglio: «Io non sono uno da mercato delle vacche. Mi indigna che si pensi questo di noi. Se Pd e Cinque Stelle la pensano così vadano a quel paese».Nervi a fior di pelle, una pressione asfissiante sui senatori renziani che oggi dovranno indossare l'elmetto. Ettore Rosato ieri in aula a Montecitorio ironizzava sul discorso del premier Conte che sembrava fare l'appello dei «volenterosi»: «Ci mancava solo che li chiamasse uno a uno per nome». Tipo, il socialista Nencini, la cattolica dell'Udc Binetti, i liberali di Forza Italia. Sì, diceva Rosato, ma adesso vediamo cosa sono in grado di fare senza Italia viva: «Lei presidente Conte ha una maggioranza politica e numerica per andare avanti. Ma davvero i problemi si chiamano Matteo Renzi? Nel suo discorso ci ho visto la matematica, la conta, non la politica». Tatticamente ora Renzi parla di mano tesa. Adesso il leader di Iv ha un problema, anzi due: il primo è tenere unito il gruppo; il secondo di ribaltare la narrazione sulle motivazioni della rottura. Infatti, insiste nel dire che non si tratta di uno scontro personale, quando invece è tutto politico. «Non una battaglia per le poltrone - tiene a ripetere Renzi - noi le poltrone le abbiamo lasciate». E ricorda che la stessa cosa accadde solo nel 1990 con le dimissioni di 5 ministri della sinistra democristiana che se ne andarono contro la legge Mammì che favoriva le reti Mediaset di Berlusconi: tra questi ministri c'era l'attuale capo dello Stato. Un messaggio molto chiaro. Quando la nebbia delle fakenews si diraderà, questo è il suo assillo, sarà più chiaro che cosa sta accadendo. «E capiremo che il problema non è il mio carattere, ma il fallimento nella riapertura delle scuole, l'elevata mortalità del Covid, la crisi economica più grave d'Europa, il ritardo nella vaccinazione, un Recovery Plan non all'altezza del nostro Paese, le infrastrutture bloccate, la crisi dei piccoli che stanno chiudendo e non riapriranno». Per Renzi «il linciaggio mediatico studiato a tavolino» non ha risparmiato nessuno, nemmeno i loro cari. «La verità però è più forte delle veline». 

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