Anglotedesco

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lunedì 11 gennaio 2021

Renzi guarda al Pd: magari si convincono a scaricare il premier

 



da IL CORRIERE DELLA SERA dell'11 gennaio 2021.Tommaso Labate

«Magari possiamo ancora convincere il Pd a scaricare Conte. Magari il Pd sta solo aspettando che si apra la crisi per mostrare tutte le sue carte». A questo punto della storia, non è dato sapere se si tratta di una convinzione o di un semplice auspicio. Ma nella riunione fiume dei parlamentari di Italia viva, che inizia sabato alle dieci di sera e si protrae fino alle tre di domenica mattina, il messaggio rimbalza più volte da un quadretto all’altro dell’applicazione Zoom, quella prescelta per ospitare il summit.

È una strettoia evocata più volte da Matteo Renzi, che a questo punto immagina le contromosse rispetto a tutte le opzioni, persino allo scenario secondo cui Giuseppe Conte ha già in cassaforte un che l’ha riassunto in un messaggio nella chat di gruppo, come se fosse il motivatore dello spogliatoio a pochi giri d’orologio dalla più difficile delle partite, «noi siamo una comunità di donne e uomini liberi, che provano davvero a costruire il Bene comune». E Bellanova avverte: «Il tempo è finito. Conte dia le risposte o numero di parlamentari sufficiente a sopperire l’eventuale fuoriuscita dei renziani dalla maggioranza. Ed è un punto che ritorna spesso in tante delle argomentazioni dei «falchi», cioè gli esponenti di Italia viva che più premono per lo strappo. Tra questi ci sono Luciano Nobili e Roberto Giachetti; ma anche, come ha rivendicato in privato l’ex premier con una punta d’orgoglio, «Teresa Bellanova, Elena Bonetti e Ivan Scalfarotto», i componenti della delegazione nel governo virtualmente pronti alle dimissioni, che a suo dire «dimostrano ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno, che non siamo attaccati ai posti di governo». Tra l’altro, è la chiosa del leader, l’esito è già scritto».

Nell’ultimo giorno festivo che precede la crisi, che a meno di clamorosi colpi di scena dovrebbe materializzarsi nelle prossime 24-48 ore, Renzi marca Conte come si fa nelle gara di ciclismo su pista. Sceglie la tecnica del surplace, rimanere fermo sulla bicicletta aspettando il momento migliore per sorprendere l’avversario sullo scatto. Ma nota con una punta di preoccupazione che, anche dall’altra parte della barricata, si sceglie la stessa tattica. La nota inviata da Renzi all’«onorevole Bettini» — contiene tutte quelle che per Iv sono «questioni aperte» — non ha avuto per ora alcuna risposta. Il bouquet di temi è talmente vasto che fa impressione: da Autostrade alla giustizia, dal Mes alle alleanze da mettere in campo in vista della prossima tornata di elezioni amministrative. Due i messaggi in codice: il primo, Italia viva spera ancora di disarcionare Conte per sostituirlo con un esponente del Pd (non a caso si rivolge a una delle teste d’uovo del partito); il secondo, non basteranno le concessioni sul Recovery plan, e forse neanche l’accenno di rimpasto, per scongiurare la resa dei conti.

Come in tutte le crisi che sembrano non avere uno sbocco chiaro, si cercano chiavi di lettura anche dietro le scelte più banali. Renzi, per esempio, non si è mosso da Roma e non è tornato a Firenze. L’agenda delle prossime ore prevede la presentazione del Recovery plan rivisto (che dovrebbe accogliere molte delle istanze sollevate da Italia viva), il confezionamento del decreto Ristori V (su cui Italia viva voterebbe a favore, scostamento di bilancio compreso) e quindi, nella giornata di martedì (o forse mercoledì), il Consiglio dei ministri che potrebbe sancire l’uscita di Bellanova, Bonetti e Scalfarotto dalla compagine governativa, che sarebbe il primo atto formale della crisi di governo.

A quel punto, sempre se la tabella di marcia fosse rispettata, al contrario di quanto non sia capitato finora, si andrebbe in mare aperto. Mossa dopo mossa, pezzo dopo pezzo, come in quelle partite a Shangai dove bisogna sollevare la propria bacchetta stando attenti a non spostare quella dell’avversario. Anche nella squadra di governo, dove comunque le interlocuzioni con Renzi sono aperte, ci si divide in due scuole di pensiero. «L’abbiamo messo all’angolo». Anzi no, «Matteo può arrivare al muoia Sansone con tutti i Filistei». E tante gradazioni di grigio in mezzo, ovviamente.

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