Anglotedesco

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domenica 24 gennaio 2021

Renzi pronto al no su via Arenula.La sfida:via Conte,ma senza urne

 


di Amedeo La Mattina 

Questa volta Matteo Renzi non salverà il governo Conte con l'astensione di Italia Viva. I suoi senatori voteranno contro la relazione annuale sulla giustizia che il ministro Alfonso Bonafede illustrerà mercoledì alla Camera e giovedi al Senato. Verrà plasticamente confermato che a Palazzo Madama la maggioranza non c'è più. Non si ripeterà quello che è accaduto mercoledì scorso al Senato quando i renziani, astenendosi sulla fiducia, hanno consentito al premier di rimanere in piedi, barcollando, con 156 voti. In questi giorni Renzi ha detto che i suoi gruppi una decisione la prenderanno mercoledì ma in effetti è già stata presa. Pollice verso e non serve che da Palazzo Chigi fanno trapelare un avvertimento: se affondano Bonafede, il capo della delegazione dei 5 Stelle, verrà meno ogni pur residua possibilità di dialogo per qualunque soluzione alla crisi. Per Renzi non c'è altra strada. Del resto, è quello che ripete in queste ore, sono loro che hanno detto in tutte le sedi che il dialogo con IV è finito. È anche la linea del Pd, è quello che ad ogni ora del giorno e della notte ripete Bettini mentre tra i Dem cresce il dissenso alla chiusura netta. Renzi rimanda alle dichiarazioni di Nannicini, della Madia, di Borghi, di Pittella e anche dello stesso ministro grillino Spadafora: tutti a suo parere favorevoli a riallacciare un rapporto con IV perché si rendono conto di essere finiti in «un cul de sac». La linea, però, porta a «schiantarsi»: nelle ricostruzioni di Renzi in questi giorni se non si dovesse ricomporre la vecchia coalizione, il centrosinistra perderebbe la possibilità di rimanere al governo con una maggioranza politica. Ma, appunto, nel Pd crescono gli esponenti che si chiedono se sia giusto continuare con la «linea Bettini», suicidandosi, immolandosi sull'altare di Conte e Bonafede. Come sostiene il senatore Dem Tommaso Nannicini «il Pd non può diventare la sesta stella del M5S». Renzi ha stretto i bulloni ai suoi gruppi parlamentari, è convinto che reggano. E anche se uno o due dovessero sganciarsi da Iv o da Forza Italia cosa cambierebbe? «Conte non può governare con una maggioranza così ballerina», è il suo mantra. Poi sul terreno della giustizia e sulla relazione di Bonafede i renziani spiegano che la residua maggioranza di Conte si sbriciolerà ulteriormente perché molti di quelli che hanno votato la fiducia adesso voteranno contro: Casini, il socialista Nencini, idem i due di FI Causin e Rossi, i senatori a vita non si presenteranno. Insomma, la maggioranza di Conte potrebbe precipitare al 150 voti al Senato e nel Pd spiegano se succerà questo già giovedì il premier dovrebbe salire al Quirinale e dimettersi. Game over e a quel punto, con la crisi in mano al capo dello Stato, si aprirà un altro capitolo. Renzi è convinto che non si finirà alle urne, ma si aprirà la partita del governo istituzionale, di larghe intese che dir si voglia. E sono in molti, anche tra i renziani, che sono convinti che a quel punto la «linea Bettini» verrà travolta, i 5 Stelle entreranno in corto circuito e Silvio Berlusconi potrebbe sganciarsi dai «sovranisti», da Matteo Salvini e Giorgia Meloni per senso di responsabilità nazionale. In effetti le dichiarazioni di ieri del Cavaliere vanno in questa direzione anche per fermare le fughe dei suoi parlamentari in soccorso di Conte o verso il movimento di Giovanni Toti, Mara Carfagna in testa. Anche dentro la Lega, secondo i renziani, si aprirebbe un dibattito duro perché Giancarlo Giorgetti ha sempre detto che, una volta messo da parte Conte e questa maggioranza, bisognerà misurarsi con un nuovo contesto politico per affrontare la crisi economica e pandemica, escludendo elezioni anticipate . 

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