Anglotedesco

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lunedì 18 gennaio 2021

Responsabili, caccia anche alla Camera .L’insistenza con i senatori a vita



da IL CORRIERE DELLA SERA del 18 gennaio 2021.Alessandro Trocino

Il pallottoliere è impazzito e la matematica, come spesso accade in questi casi, è tornata a essere un’opinione. I numeri della maggioranza al Senato, ma anche della Camera, restano ancora molto oscillanti. Naturalmente la scienza aritmetica non ha colpe e l’aleatorietà dipende dalle trattative in corso, sempre più serrate, e da alcuni fattori di incertezza che ieri allarmavano i deputati, con il rischio di non raggiungere oggi la maggioranza assoluta sulla fiducia. Al Senato, dove si voterà domani, la quota restava ferma in una forbice compresa tra 151 e 160.

Quanto basta, in realtà, per consentire al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di portare avanti la sua azione di governo e superare la prima prova. Sarà domani la prova più difficile. L’opposizione ha 149 voti e visto che non serve la maggioranza assoluta, a Pd-M5S e Leu basta raggiungere quota 150 per ottenere la fiducia (dipenderà, naturalmente, anche dalle assenze in Aula). C’è un altro rischio: che la truppa dei 18 renziani decida all’improvviso di cambiare la decisione annunciata dal leader, ovvero l’astensione. In quel caso la maggioranza non ce la potrebbe fare.

Ma in assenza di colpi di scena, la maggioranza giallorossa può contare su una base di partenza di 151 voti. A questi bisogna aggiungere sei senatori a vita: tre sono sostanzialmente sicuri (Elena Cattaneo, Mario Monti e Liliana Segre), uno sarà assente (Giorgio Napolitano) e con altri due (Carlo Rubbia e Renzo Piano) sono in corso tentativi di convincerli a tornare a Palazzo Madama e schiacciare il pulsante. Considerandone prudenzialmente tre, siamo a 154. A questi sono da aggiungere la mastelliana Sandra Lonardo e l’ex M5S Gregorio De Falco. E siamo a 156.

Per spingersi oltre, e sfiorare se non raggiungere la soglia psicologica della maggioranza assoluta di 161, bisogna pescare in altri gruppi. Le trattative sono frenetiche. Paola Binetti avrebbe assicurato a Palazzo Chigi il suo voto che porterebbe a quota 157, mentre si sta cercando di convincere l’altro Udc Antonio Saccone, più riottoso. Due esponenti di Italia viva, Eugenio Comincini e Leonardo Grimani, sarebbero orientati a votare con la maggioranza. Quanto basta per ricominciare a navigare, con la consapevolezza che la maggioranza assoluta serve solo nei voti di bilancio: sullo scostamento, in arrivo, ci saranno probabilmente anche i voti dell’opposizione, mentre Nadef e Finanziaria arriveranno in pieno semestre bianco, quando il capo dello Stato non può sciogliere le Camere.

Il reclutamento di quelle che Nicola Zingaretti chiama «forze democratiche, liberali ed europeiste» potrebbe avvenire giorni e settimane dopo la fiducia, per rinsaldare la maggioranza e magari ricompensare i nuovi arrivi con qualche poltrona ministeriale. Un ruolo potrebbe averlo Renato Brunetta, per il quale una crisi sarebbe «un’insopportabile violenza» e che chiede esplicitamente «un patto di riconciliazione» e poi di lavorare insieme e votare non solo lo scostamento di bilancio ma anche il Recovery Plan. Per questo l’M5S Emanuele Dessì chiede che Conte «si dia un ruolo politico di federatore di un’area politica più ampia di quella attuale, per impedire inciampi come quelli causati dall’ego smisurato di Renzi». Tesi simile a quella di De Falco: «La si faccia finita con questa scaramuccia infantile di personalismi. Renzi è a terra, Conte gli dia una mano a rialzarsi, gli renda l’onore delle armi».

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