Anglotedesco

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domenica 10 gennaio 2021

Si va perso l'impeachment.Nancy Pelosi:va messo fuori gioco

 


di Francesco Semprini 

Interdire a vita Donald Trump da qualsiasi incarico federale. È questo l'obiettivo della seconda procedura di impeachment avviata al Congresso nei confronti del 45esimo presidente degli Stati Uniti. Il testo di quattro pagine stilato dai democratici prevede un solo capo di imputazione, «istigazione all'insurrezione», ovvero aver fomentato l'assalto al Capitol Building. «Non lo facciamo solo per garantire la sicurezza del Paese nei prossimi giorni, lo facciamo per la prossima generazione», sferza la speaker della Camera, Nancy Pelosi, determinata a procedere nonostante la (apparente) freddezza del presidente eletto Joe Biden sulla procedura. Per la democratica astenersi vorrebbe dire consentire al presidente di essere al di sopra della legge, anche se l'obiettivo è ben più ambizioso, impedire a Trump di correre per le presidenziali del 2024 e più in generale di proseguire la sua avventura politica, almeno all'interno dei palazzi del potere. La Casa Bianca non ci sta: «Procedere significa dividere ulteriormente il Paese». I legali del presidente hanno però già dato inizio alle grandi manovre per affrontare questa ennesima crisi, con non poche difficoltà visto che operano su un terreno inesplorato. Per di più con un Trump furioso, sempre più scollato dalla realtà e determinato a non mollare la posizione. The Donald, ancora una volta, ha fatto la storia: è la prima volta che un presidente si trova a far fronte a una seconda messa in stato d'accusa, e per di più con una procedura lampo. In mancanza di precedenti si procede empiricamente. La richiesta di impeachment sarà presentata alla Camera tra lunedì e martedì, mentre mercoledì potrebbe esserci il voto a maggioranza semplice. Quindi la parola passa al Senato dove non si voterebbe prima del 19 gennaio con il quorum dei due terzi, che rischia di mancare. Si fanno pertanto strada due ipotesi: i senatori che non vogliono l'impeachment si potrebbero assentare, in modo che la soglia sia raggiunta comunque, ma senza il loro voto. O potrebbero far scivolare il voto al giorno dopo quando si insedierà il nuovo Congresso e quindi il nuovo Senato a maggioranza democratica, con Chuck Schumer leader. A quel punto, però, si pone un altro vuoto giuridico perché Trump non sarebbe più presidente, ma non per questo non perseguibile. Il posizionamento della compagine repubblicana è un altro elemento chiave nella vicenda, specie di fronte a uno sfaldamento del partito. La senatrice dell'Alaska Lisa Murkowski è la prima a rompere ufficialmente il patto di ferro con Trump chiedendo le dimissioni del presidente. «Deve andare via immediatamente, ha già causato abbastanza danni», ha detto aleggiando l'ipotesi di lasciare il partito se non taglierà i suoi legami con il presidente e non volterà pagina. Il leader del Grand Old Party in Senato, Mitch McConnell, ha tacitamente chiuso l'alleanza con Trump prima di far circolare fra i senatori le modalità da seguire per la procedura di impeachment. Lo stesso ha fatto il collega Lindsey Graham, insultato in aeroporto dai sostenitori del presidente, che lo hanno definito «traditore» per aver scaricato Trump certificando la vittoria di Biden. Si stringe, intanto, il cerchio attorno ai protagonisti dell'occupazione del Congresso alcuni dei quali già finiti in manette per aver agito a volto scoperto e con tanto di documentazione video rimbalzata sui social. Ultimo in ordine di tempo è stato Jake Angeli, 32 anni, lo "sciamano" di Capitol Hill. L'attivista con pelliccia e corna, proveniente dall'Arizona e vicino al movimento cospirazionista QAnon, è incriminato per ingresso illegale nel Capitol Hill e violazione di proprietà pubbliche. In prigione sono finiti anche Adam Johnson, 36 anni della Florida, l'uomo che ha portato via il leggio di Pelosi, e Derrick Evans, 35 anni, membro della Camera statale del West Virginia. Una taglia di 50mila dollari è stata invece fissata dal Fbi per chiunque fornisca informazioni sulla persona o le persone che hanno piazzato alcune (non è chiaro quante) «bombe a tubo» in diverse zone della capitale, tra cui una vicina alla sede del partito repubblicano e una a quella del partito democratico . 

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