Anglotedesco

Anglotedesco

sabato 16 gennaio 2021

Spiegando Renzi a un amico tedesco... (di Mario Manfellotto)

 



«Ma che vuole Renzi? Cosa ci guadagna?», mi chiede un amico tedesco. Vaglielo un po' a spiegare... All'inizio mi sono salvato in corner affidandomi a chi ne sa di più: «Una sceneggiata, come Salvini al Papeete» (Massimo Cacciari:); «Tutta invidia» (Domenico De Masi); «Vorrebbe un altro premier che poi gli sia grato per avergli spianato la strada» (Marco Rizzo); «Non sa che cosa vuole» (Gianfranco Pasquino); «Una follia, puro interesse politico» (Enrico Letta). L'amico era sempre più confuso. Allora, ricominciamo.A Matteo Renzi, innanzitutto, piace assai fare e disfare, inventare governi e rottamarli, è la sua natura, è il suo modo di intendere la lotta politica. Per dire, ha sempre visto Di Maio & C. come nemici ("Mai con i 5S", La Repubblica, 12 maggio 2019), salvo diventare pochi mesi dopo il regista dell'alleanza con il Pd. Ma subito dopo il giuramento del Conte due già gli tuonava contro, fino alla profezia del dicembre 2019: «Il governo ha il 50 per cento delle possibilità di cadere». Crisi annunciata. Fermata solo dalla pandemia. Con Conte, insomma, va male da sempre.Ora, tra i due potranno esserci anche questioni personali, di feeling, che in politica non mancano mai, ma qui sembra più utile un'altra lettura. L'alleanza Pd-M5s è diventata via via un asse robusto, fin da quando Renzi voleva scassare tutto e Zingaretti invece definiva Conte «un fortissimo punto di riferimento di tutte le forze progressiste». Tra i due vasi di ferro, Matteo si sentiva coccio, e per di più a opera di un premier che si vuole fare leader. Conseguenza, per dare al suo partitino spazio e futuro, era necessario distinguersi dai soci forti del governo, anzi provare a ficcare un cuneo tra i due. Per indebolire Conte, magari mandarlo via. E ha ricominciato ad attaccare. Renzi ha pure sperato che il Pd gli venisse dietro, e in effetti Zingaretti all'inizio lo ha lasciato fare, motivi di insoddisfazione ne aveva, per esempio sulla gestione solitaria e tardiva dei miliardi del Recovery fund, e poi sondaggi recenti dicono che un partito di Conte leverebbe al Pd un bel po' di voti; ma quando la trattativa è diventata braccio di ferro tra i due, o io o lui, Zingaretti si è trovato a dover scegliere. E ha avuto buon gioco nel Pd chi non vedeva l'ora di tagliare i ponti con l'uomo del referendum flop e della scissione.Fin qui, supposizioni. Per dare risposte certe bisognerà però aspettare il voto di martedì prossimo. I telefoni scottano, la ricerca di responsabili impazza, e c'è la corsa dei senatori ad aiutare il governo, se non altro per non andare a casa senza alcuna certezza di tornarvi, visto che il referendum ha cancellato quasi quattro seggi su dieci del nuovo parlamento. Renzi spera ancora nel colpo di scena, come accadde a Prodi che perse Palazzo Chigi per un voto (1998). Se sarà così e si dovesse arrivare a ipotizzare un altro governo, allora dovrà riconquistare possibili alleati che - ricambiato - disprezza; se perderà la scommessa, per non finire come Gianfranco Fini dovrà ricominciare daccapo. L'amico tedesco non ha mai smesso di scuotere la testa...  

Nessun commento:

Posta un commento