Anglotedesco

Anglotedesco

domenica 17 gennaio 2021

STEFANO BONACCINI: «Crisi improvvida ma nessun veto su Renzi»


Intervista di Fabio Martini 

Stefano Bonaccini, da sei anni è il presidente di una regione, l'Emilia-Romagna, che è uno degli ultimi "forzieri" del voto di sinistra in Italia, anche per questo è uno dei leader di fatto del Pd e proprio in questa veste, lancia un messaggio significativo : «Renzi ha sbagliato» e ora per evitare una «improvvida crisi al buio», serve una soluzione «stabile e non posticcia» e dunque guai ai veti sia nei confronti di Giuseppe Conte che di Matteo Renzi. E quanto alla gestione dell'emergenza Covid, da "presidente dei presidenti" delle Regioni, Bonaccini avverte: attenzione a non delegare poteri decisionali ai Tar. 

Al di là della consistenza-pretestuosità delle ragioni di Matteo Renzi, la crisi di governo si sta risolvendo in una semplice, pur fisiologica, caccia al responsabile: si sta sprecando un'occasione? 

«Come la stragrande maggioranza degli italiani, guardo attonito quanto sta accadendo. La gestione della pandemia che ogni giorno uccide centinaia di italiani, la campagna vaccinale più imponente della storia appena partita, una crisi economica senza precedenti e un piano di ricostruzione da oltre 200 miliardi da organizzare coi fondi del Next Generation Eu: non riesco a pensare a nulla di più improvvido di una crisi di governo al buio. Chiedo a tutti di recuperare lucidità e contatto con la realtà, altrimenti gli italiani non ce lo perdoneranno». 

I tre partiti della maggioranza da martedì saranno davanti all'enigma: sposarsi con i Responsabili, ovvero provare a tenere dentro anche Italia Viva? 

«Serve la maggior stabilità possibile. Mi auguro si trovi in fretta una soluzione solida. Serve un cambio di passo nell'azione di governo: me lo aspetto nell'interesse del Paese, che non può veder mettere i problemi sotto il tappeto per l'incapacità delle forze politiche di decidere. Su questo mi aspetto un'iniziativa ancor più incisiva anche da parte del Pd, altrimenti il solco con la parte più dinamica del Paese continuerà ad allargarsi». 

Se il Recovery risultasse profondamente modificato e la delega ai Servizi venisse assegnata, il veto ad personam nei confronti di Renzi, non le sembrerebbe un precedente potenzialmente pericoloso? 

«In questi giorni ho letto di veti su Renzi come di veti su Conte. E i veti personali sono la negazione stessa della politica e della funzione di governo. Bisognerebbe avere la capacità di guardarsi negli occhi e di confrontarsi sulle cose per trovare risposte concrete a beneficio dei cittadini e del Paese. Il resto è solo un danno diretto all'Italia». 

Non pensa che tutte le forze di governo abbiano "risorse umane" per trasformare un governo nato per caso, in poche ore, in una compagine "professionalmente" più attrezzata? 

«Nella sua drammaticità, la pandemia ci ha sbattuto in faccia una volta di più l'importanza della qualità delle persone, nelle istituzioni come nelle imprese, negli ospedali come tra gli insegnanti. Competenza e preparazione non sono dettagli e le persone fanno la differenza. E consiglierei anche di guardare a chi sta amministrando nei territori». 

Ma se non si fa un governo più forte, non si rischia un testacoda a breve? 

«Stiamo chiedendo al Paese enormi sacrifici. Non servono formule incomprensibili ma risposte chiare a chi ha perso il lavoro, a chi aspetta i ristori economici, a chi attende di vaccinarsi nelle prossime settimane. Trovo davvero difficile parlare d'altro. O c'è uno scatto in avanti o i cittadini chiederanno un cambio più radicale». 

Le mutazioni dei colori sono un quotidiano rompicapo col quale i cittadini convivono sino a quando ne colgono l'efficacia: lei pensa che l'Italia a colori abbia funzionato? 

«Il meccanismo ha permesso di contenere i contagi evitando al Paese un lockdown generalizzato. Io avrei preferito un sistema più semplice, meno colori e più omogeneità. Ma non credo sia utile rimettere in discussione tutto ora, né vedo soluzioni più efficaci in altri Paesi, dove anzi il contagio è oggi più esteso». 

In questi mesi è come se si fosse istituito un Senato delle Regioni: non pensa che questo potere vada esercitato senza ricorrere alla giungla dei Tar? 

«Siamo alle prese con una pandemia senza precedenti ed è normale che le Regioni siano un punto di riferimento per i territori, così come è sacrosanto ci sia a monte una gestione nazionale dell'emergenza. Le misure decise dal governo attraverso propri decreti sono state condivise o comunque accettate dalle Regioni nel 95% dei casi, altrettanto ha fatto l'esecutivo con le ordinanze locali. Dopodiché, ci sono temi sui quali il governo deve decidere allo stesso modo per tutto il Paese, come nel caso della scuola, che non può essere lasciata ai Tar. Il Tar dell'Emilia-Romagna ha deciso che dovevamo ripartire subito con le lezioni in presenza alle superiori, e noi lo facciamo perché siamo abituati a rispettare le sentenze e perché eravamo pronti, visto che il nostro rinvio era una misura unicamente di precauzione sanitaria. Ma abbiamo visto regioni in zona gialla tenere chiuse anche le elementari col benestare del Tar regionale; e altre ancora chiamate a riaprire a un passo dalla zona rossa, finendo poi per chiudere anche parte delle scuole medie. Mi chiedo come e cosa possano capire i cittadini, specie quando il governo stesso inasprisce le misure per frenare il contagio. Ecco, non lascerei governare i Tar». -

Nessun commento:

Posta un commento