Anglotedesco

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sabato 9 gennaio 2021

Strage di Viareggio, reati prescritti .L’ira dei parenti



da IL CORRIERE DELLA SERA del 9 gennaio 2021.Marco Gasperetti

La Cassazione ribalta la sentenza sulla strage di Viareggio. Cade un’aggravante e il reato di omicidio colposo va in prescrizione. Ma ci sarà anche un nuovo processo d’Appello per disastro ferroviario per gli ex ad di Ferrovie e di Rfi, Mauro Moretti e Michele Mario Elia. I familiari delle 32 vittime: «Uccisi di nuovo».Non sono bastati quasi dodici anni di indagini e dibattimenti per scrivere la parola fine sulla strage ferroviaria di Viareggio, 32 vittime tra le quali tre bambini di due, tre e cinque anni, divorati dal fuoco dell’esplosione di un carro cisterna. Ci sarà un altro processo d’appello che dovrà rivalutare le pene per alcuni degli imputati. E per due di loro, gli ex vertici di Ferrovie dello Stato e Rfi, Mauro Moretti e Michele Mario Elia (condannati in appello a 7 e 6 anni), i profili di colpa sono stati riconosciuti solo in parte e dunque dovranno essere di nuovo valutati.In altre parole, in attesa delle motivazioni che spiegheranno la complessità della sentenza, Moretti ed Elia saranno giudicati nel nuovo processo d’appello soltanto per alcuni addebiti previsti nel reato complessivo di disastro ferroviario colposo, l’unico rimasto in piedi. I giudici della Suprema Corte hanno infatti escluso l’aggravante delle norme di prevenzione sui luoghi di lavoro che ha determinato l’esclusione dell’omicidio colposo. In secondo grado erano stati dichiarati prescritti anche gli addebiti di incendio e lesioni colpose.Ma c’è un’altra incognita per Moretti: per lui l’accusa di omicidio colposo potrebbe non essere cancellata. Almeno secondo l’interpretazione di una nota diffusa in serata dalla Cassazione che spiega che «tale reato è prescritto con l’eccezione dell’imputato che aveva rinunciato alla prescrizione». E l’imputato che aveva rinunciato alla prescrizione era stato, durante il giudizio di secondo grado, proprio l’ex amministratore delegato di Ferrovie.La Cassazione ha anche precisato che «dopo indagini inevitabilmente lunghe e complesse, gli organi giudicanti hanno celebrato i dibattimenti in tempi inferiori agli standard previsti dalla disciplina nazionale ed europea».Undici le condanne definitive inflitte dalla Cassazione. Tra loro l’ex ad di Trenitalia Vincenzo Soprano, oltre a sette dirigenti di società tedesche e austriache del trasporto ferroviario e ai manager italiani Paolo Pizzadini, Daniele Gobbi Frattini e Mario Castaldo che risponde in qualità di amministratore delegato di Carbo Chemical e poi di responsabile del settore Industria Chimica e Ambiente di Ferrovie dello Stato. Anche per loro non finisce qui, però, perché la Corte d’Appello dovrà ricalcolare la pena togliendo quella inflitta per l’omicidio colposo ormai prescritto. La sentenza, che ha provocato una dolorosa e straziante reazione dei familiari, è stata accolta con grande soddisfazione dagli avvocati della difesa.

«Il verdetto ha fatto giustizia della sentenza della Corte di Appello che abbiamo da sempre contestato», ha commentato l’avvocato Carla Manduca che ha difeso la posizione di Rfi. Opposto il parere della parte civile. «L’ennesima prescrizione ha falcidiato tre reati su quattro — spiega l’avvocato di parte civile Tiziano Nicoletti — e adesso cancellando l’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, che è sempre stata l’architrave dell’accusa, rimane soltanto il disastro ferroviario. Ma torneremo davanti ai giudici consapevoli di poter dimostrare le responsabilità degli imputati».

La decisione dei giudici della Suprema Corte ha accettato gran parte delle richieste formulate dal procuratore generale, Pasquale Fimiani. Che avevano convinto anche il difensore di Mauro Moretti, l’avvocato Franco Coppi.

«La requisitoria ha colto i punti deboli della sentenza, accogliendo la nostra linea. Il pg non poteva fare altrimenti», aveva commentato Coppi. La decisione del pg aveva invece provocato non poca sorpresa e amarezza tra i familiari delle vittime che avevano espresso timore che un nuovo processo avrebbe potuto far scattare nuove prescrizioni. «Se si dovesse ripetere l’appello si rischierebbe che anche le accuse di omicidio colposo plurimo aggravato e disastro aggravato possano essere prescritte», aveva commentato Marco Piagentini. Parole profetiche.

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