Anglotedesco

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martedì 19 gennaio 2021

Tensione alla vigilia del giuramento: l’Fbi indaga sugli agenti in servizio

 


da IL CORRIERE DELLA SERA del 19 gennaio 2021.Giuseppe Sarcina

È bastato un piccolo incendio in un accampamento di homeless a far scattare lo stato di emergenza a Capitol Hill. Erano in corso le prove per la cerimonia di Inaugurazione, in cui Joe Biden giurerà come 46° presidente degli Stati Uniti. I militari della Guardia Nazionale hanno fatto uscire tutti di corsa. Poi l’allarme è rientrato. È un altro segnale di quanto sia teso questo interminabile cambio di stagione politico.I preparativi, la mobilitazione delle forze dell’ordine si intrecciano con le indagini sull’assalto del 6 gennaio. Il Dipartimento di Giustizia ha incriminato diversi veterani dell’esercito affiliati al gruppo di estrema destra «Three Percenters», nome che richiama l’origine della Rivoluzione americana, quando il «tre per cento» della popolazione si ribellò all’esercito britannico. Alcuni si sono costituiti, dopo che avevano pubblicato le foto dei tumulti sui social. Tra questi ci sono Donovan Crowl, 50 anni, ex marine, e Jessica Watkins, 38 anni, veterana dell’esercito. Entrambi dell’Ohio. Gli investigatori stanno seguendo con sempre maggiore convinzione la pista degli ex militari. L’idea è che siano stati proprio loro a dare consistenza organizzativa e pericolosità ai tumulti. D’altra parte il Pentagono fa sapere di aver ricevuto lo scorso anno dall’Fbi «143 segnalazioni di individui collegati all’estremismo», tra cui 68 sospettati di legami con i «suprematisti bianchi», con gli «antifa» o con altre formazioni.Si indaga anche su possibili collusioni tra i gruppi più pericolosi, come i Proud Boys, e i soldati o gli agenti di polizia ancora in servizio. Tanto che l’Fbi sta conducendo «accertamenti» sulle schede personali e sui profili social degli uomini e delle donne in divisa ora schierati a Washington. I numeri sono enormi: stiamo parlando di circa 14 mila unità già sul campo, cui se ne aggiungeranno altre 10 mila tra oggi e domani. Probabilmente il Federal bureau sta procedendo a campione o sulla base di precedenti segnalazioni disciplinari. Nel frattempo la fortificazione della capitale è ormai conclusa. Sono state approntate diverse linee di sbarramento che delineano un gigantesco rettangolo delimitato a nord dalla Stazione, a sud dal distretto ministeriale, a ovest dal Lincoln Memorial e a est da Capitol Hill. Il nucleo più centrale è completamente inaccessibile: i media americani lo hanno accostato alla Green Zone di Bagdad o di altre zone di guerra. A noi italiani tutto ciò può richiamare alla memoria i gabbioni del G8 di Genova, nel 2001.Il fine settimana appena trascorso l’Fbi aveva segnalato una possibile prima ondata di proteste armate a Washington e nelle capitali dei 50 Stati. E anche Twitter, nel comunicato dell’8 gennaio con cui annunciava la chiusura dell’account di Trump, aveva avvertito: «Attenzione a domenica 17 gennaio: dentro e fuori Twitter, stanno proliferando piani per future proteste armate, compreso un secondo attacco al Congresso». La giornata, per fortuna, è passata senza incidenti. A Washington non si è visto praticamente nessuno. Altrove, come a Lansing in Michigan o a Harrisburg, in Pennsylvania i giornalisti erano più numerosi dei manifestanti, alcuni armati con fucili automatici. Ma occorre aspettare ancora oggi, quando riprenderà l’attività del Senato, e poi domani, quando Biden poserà la mano sulla Bibbia, prima di concludere che le misure di prevenzione stavolta hanno funzionato.

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