Anglotedesco

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giovedì 14 gennaio 2021

Truffa sui servizi a pagamento, 21 milioni di euro sequestrati a Wind

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 14 gennaio 2021.Luigi Ferrarella

Troppo comodo, per le grandi compagnie telefoniche, dipingersi semplici intermediarie della truffaldina attività di piccoli fornitori di servizi aggiuntivi telefonici ai danni dei clienti: perché le grandi compagnie guadagnavano pingui percentuali proprio sui «ricavi tossici» del mercato (1,5 miliardi di euro di volume nel 2018) dei servizi aggiuntivi «a zero click», cioè dei giochini, suonerie, meteo, oroscopi, gossip, streaming di video e musica attivati a sovrapprezzo sulla scheda Sim dell’utente senza sua richiesta ma con l’inganno di fraudolenti banner pubblicitari.Per questo ora la gip Stefania Nobile ordina, su richiesta della Procura di Milano per l’ipotesi di reato di «frode informatica», il sequestro preventivo a Wind di ben 21,2 milioni di euro, pari alla «percentuale incamerata da Wind per i servizi attivati pacificamente con modalità fraudolente» fino al novembre 2018 dalle società produttrici di contenuti Brightmobi e Yoom per il tramite della piattaforma tecnologica Pure Bros.Ventuno milioni che diventano in totale 38 milioni se si sommano gli altri precedenti sequestri a carico dei già coinvolti fornitori di servizi (a cominciare dai 12 tolti in estate appunto alle società Brightmobi e Yoom di due giovani informatici italiani a Dubai).E indicativa è anche la nuova contestazione ai tre ex manager Wind (Alessandro Lavezzari, Luigi Saccà, figlio dell’ex direttore generale Rai Agostino, e con minor ruolo Fabio De Grenet), che nell’estate scorsa apparivano indagati solo per la coda penale di un aspro contenzioso civile tra Pure Bros e un fornitore, e ai quali ora è invece contestato il concorso nella medesima frode informatica addebitata ai 7 amministratori o manager di Brightmobi, Yoom e Pure Bros.Sulla base dell’inchiesta del pm Francesco Cajani e del procuratore aggiunto Eugenio Fusco con la GdF, la gip indica la necessità di «meglio delineare nell’organigramma di Wind chi, a conoscenza del meccanismo fraudolento, avesse il potere-dovere di attivarsi per segnalarlo alle autorità competenti e/o risolvere i contratti» tossici. Wind, a riprova della propria terzietà, valorizzava di aver rimborsato ai clienti vittime di truffe 20 milioni, rivalendosi poi sui fornitori: «Ma questi rimborsi— osserva la gip — non assumono rilevanza» perché «si riferiscono a pagamenti di febbraio-agosto 2019, dunque successivi all’ultimo pagamento effettuato verso Brightmobi e Yoom da Pure Bros, che si era nel frattempo vista riconoscere da Wind il 50% del profitto su ogni utenza attivata». Un dato appare comunque istruttivo: dopo il primo round dell’inchiesta milanese, guarda caso le attivazioni di questi servizi truffaldini sono crollate da «30/40.000 al giorno» a «una media di 100 al giorno».

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