Anglotedesco

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venerdì 8 gennaio 2021

Vaccinati a quota mezzo milione.Ma le scorte in arrivo non bastano

 



di Niccolò Carratelli 

La prima è andata. Ci sono voluti dieci giorni per terminare la somministrazione della prima fornitura del vaccino Pfizer: la soglia delle 480mila dosi iniettate, a livello nazionale, è stata superata ieri. Che all'inizio potessero esserci difficoltà era da mettere in conto, ma da qui in avanti il ritmo delle vaccinazioni dovrà essere molto più sostenuto, se vogliamo rispettare la tabella di marcia. A patto, ovviamente, che ci siano le dosi da inoculare. Perché, il Commissario Arcuri ci perdonerà, i conti non tornano. Se l'obiettivo è vaccinare 6 milioni di persone contro il Covid entro la fine di marzo, come da lui dichiarato, le dosi previste in consegna nel primo trimestre dell'anno non bastano. Almeno volendo restare nell'ambito delle certezze, cioè dei due vaccini già approvati dalle agenzie di controllo europea e italiana: quello di Pfizer, di cui aspettiamo 8 milioni e 750mila dosi in tre mesi, e quello di Moderna, che deve garantire 1 milione e 350mila dosi nello stesso periodo. In totale 10 milioni e 100mila dosi, sufficienti a vaccinare poco più di 5 milioni di italiani, con due dosi a testa. Che poi, stando alla tabella pubblicata sul Piano vaccini del ministero della Salute, la platea da vaccinare entro marzo è più ampia: 6 milioni e mezzo di persone, considerando operatori sanitari, personale e ospiti delle Rsa e anziani over 80. Senza contare che Arcuri ha aggiunto di voler vaccinare, in parallelo agli ultraottantenni, anche i disabili, più di 3 milioni in Italia secondo il censimento dell'Istat: altri 6 milioni di dosi da mettere sul piatto. Quindi, il "buco" diventerebbe di circa 9 milioni. Insomma, facendo i conti senza l'oste, cioè senza il vaccino di AstraZeneca, gli obiettivi non reggono. Proprio ieri l'Ema ha confermato che una decisione sull'approvazione del vaccino dell'azienda britannica potrebbe essere presa alla fine di gennaio. «Ci aspettiamo che AstraZeneca presenti una domanda di immissione in commercio la prossima settimana», hanno spiegato dall'Agenzia europea. Ma è una aspettativa tradita già più volte. Nel dubbio, non abbiamo piani alternativi. Perché è vero che la Commissione europea ha raddoppiato il contratto con BioNTech-Pfizer, acquistando altri 300 milioni di dosi del vaccino (totale 600), ma la stessa presidente, Ursula von der Leyen, ha spiegato che «75 milioni di dosi del nuovo accordo saranno consegnate dal secondo trimestre del 2021, le restanti 225 milioni entro fine anno». Per l'Italia altri 40 milioni di dosi in tutto, ma che non porteranno benefici nei prossimi tre mesi. Quanto all'ipotesi di ricorrere ad accordi bilaterali con le aziende farmaceutiche, come fatto dalla Germania con BioNTech-Pfizer, è arrivato il duro richiamo del direttore generale dell'Oms, Tedros Ghebreyesus: «Nessun Paese è eccezionale e dovrebbe saltare la fila, mentre alcuni rimangono senza vaccino». Per ridurre il numero di chi deciderà, volontariamente, di restare senza vaccino, si continua a discutere dell'introduzione di un patentino sanitario, per attestare l'avvenuta immunizzazione. In Danimarca, tra i Paesi europei più efficienti nella campagna vaccinale, hanno deciso di lanciarlo subito: entro la fine di gennaio, fanno sapere dal ministero della Salute di Copenaghen. Da noi il primo a presentare uno strumento del genere è il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, che ha annunciato la consegna di una «card di avvenuta certificazione a tutti i vaccinati dopo il richiamo» .

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