Anglotedesco

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giovedì 11 febbraio 2021

ALESSANDRO DI BATTISTA:"Sono un uomo libero,ora scriverò"

 


di Alessandro Di Matteo 

Per i più romantici è l'anima incorruttibile del Movimento. I maliziosi dicono che è un furbo, che si sfila e si mette un passo di lato, scommettendo sul malumore di molti militanti per il governo Draghi. Quello che pare certo è che Alessandro Di Battista non intende abbandonare la politica e lui stesso, nel video su Facebook in cui annuncia la fine di quella che chiama una «storia d'amore», lascia uno spiraglio: «Se poi un domani la mia strada dovesse incrociarsi di nuovo con quella del Movimento 5 stelle, vedremo».Parlando con La Stampa, "Dibba" dice chiaramente che continuerà ad occuparsi di politica: «Scriverò, farò le mie cose, prenderò le mie posizioni. Lo farò in maniera più libera di prima, tutto qua». Il "gemello" sempre più diverso di Luigi Di Maio assicura di non avere dubbi: «Sono convinto della scelta che ho fatto, l'ho molto ponderata ed è veramente una scelta serena». Soprattutto, tiene a precisare, una decisione «senza rancori». Certo, c'è un «disaccordo» che non può «essere superato per ragioni di coscienza. Ma non c'ho nessun tipo di rancore nei confronti di nessuno. Anzi, è proprio un bel periodo per me».Che lui e Di Maio fossero lo Yin e lo Yang, il bianco e il nero, del Movimento 5 stelle è stato chiaro fin dall'inizio. Era in Parlamento da pochi mesi quando nel settembre 2013 salì sul tetto di Montecitorio per protestare contro il piano di riforma della Costituzione del governo di Enrico Letta. Con lui c'erano altri 11 deputati 5 stelle ma, appunto, non Di Maio. Uno in vestito blu e camicia bianca, subito a studiare da uomo delle istituzioni, l'altro in giro per l'Italia sulla motocicletta, «il Che Guevara di Roma Nord» infierirono i detrattori. Alle elezioni del 2018 il M5S investe su Di Maio come candidato premier, mentre lui a sorpresa non si ricandida e parte zaino in spalla per un viaggio in Centroamerica. Il resto è cronaca recente. Di Battista entra nel totoministri del governo "Conte-ter", ma il tentativo finisce come sappiamo. E a Draghi lui dice subito no, senza esitare. Aspetta i risultati del voto su Rousseau e poi posta su Facebook il suo video: «Zero polemiche», giura. Anche se qualche stoccata la tira: « Non parlerò più a nome del M5S, anche perché l'M5S non parla più a nome mio. Faccio un grande in bocca al lupo ai miei ex colleghi, per questo terzo governo di questa legislatura...». E sempre senza polemica assicura «grandissimo rispetto per il voto degli iscritti, al di là di quello che si può pensare della scrittura del quesito». E sì perché il quesito, come spesso accade su Rousseau, lasciava chiaramente intendere quale fosse il voto "giusto" per i dirigenti M5s, il sì in questo caso. «Ma gli iscritti non si lasciano influenzare», chiosa Di Battista. E infatti quasi il 41% dice no a Draghi, nonostante il quesito scritto in quel modo e nonostante tutto il gruppo dirigente schierato per il sì. «La mia coscienza politica non ce la fa», dice Di Battista. Ma certo, quel 41% sarà di conforto anche per la coscienza. 

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