Anglotedesco

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giovedì 4 febbraio 2021

Apertura al nuovo esecutivo e opa sul M5S.Ecco il predellino del federatore Conte

 


di Ilario Lombardo 

Giuseppe Conte è un enigma. Cosa farà ora che è uscito dall'inquadratura di Palazzo Chigi ed è sceso in piazza per il primo comizio della sua nuova vita politica? Entrare o non entrare nel governo, magari non come ministro ma come vicepremier. Conquistare o non conquistare la leadership del M5S. Nella sua prima dichiarazione pubblica dopo le dimissioni e l'incarico affidato a Mario Draghi, il premier uscente non ha dato risposte ma ha lasciato tracce. Davanti al cespuglio di microfoni che il tavolino in plexiglass conteneva a stento, l'avvocato ha consegnato i primi indizi dei suoi progetti ancora da definire. «Ci sarò», dice rivolto al M5S che lo aveva incoronato premier ed è all'eterna ricerca di un leader. Mentre «agli amici di Pd e Leu» rivolge l'invito a proseguire il commino insieme, verso «l'alleanza dello sviluppo sostenibile» che resta il sogno da federatore di un nuovo centrosinistra ispirato a Romano Prodi.Ma la conferenza di Conte davanti al palazzo che è costretto ad abbandonare, è stata organizzata anche per un altro motivo, più urgente: per consegnare la sua (mezza) benedizione al governo ancora ipotetico di Draghi. Un endorsement evocato e atteso dal Colle, chiesto e richiesto da tutti i leader del Pd per oliare la strada che farà scivolare il M5S nella coalizione a sostegno dell'ex presidente della Banca centrale europea.I no sono caduti nel giro di 24 ore. Quasi tutti. Restano quelli di Alessandro Di Battista e degli irriducibili grillini che, ancora in Senato soprattutto, possono decidere le sorti della maggioranza. Il M5S spaccato e indeciso è un problema evidente per il Pd. Solo grazie ai grillini potrebbero evitare un fantascientifico governo in convivenza con la Lega e basta. Con il loro ingresso, è plausibile invece che Matteo Salvini preferirà restare fuori, e la maggioranza si concentrerà tra i partiti della coalizione che sosteneva il Conte Bis, integrata al limite da Forza Italia.Le parole di Conte hanno fatto piacere al presidente Sergio Mattarella e sono il frutto di una trattativa condotta via telefono da tanti protagonisti. Il Quirinale innanzitutto che ha compreso le difficoltà manifestate dal presidente del Consiglio, per nulla contento di passare per uno che vuole boicottare il tentativo del suo successore. «I sabotatori cercateli altrove» dice puntando il dito, senza fare il nome, su Matteo Renzi. Ma c'è tanto altro pressing dietro il passo di Conte: Del Pd, e di tutti i suoi leader, presenti e passati, compreso Massimo D'Alema, che hanno chiamato il premier e anche Beppe Grillo. Il comico in queste ore viene investito di una scelta che rimescola la sua storia. E lo dimostra il fatto che in 24 ore è stato convinto, perplesso, poi di nuovo convinto. Decine di parlamentari lo hanno contattato per sfogarsi e per pregarlo di esprimersi contro il governo Draghi. Ecco anche perché Grillo sarà a Roma, come garante delle richieste che domani i 5 Stelle porteranno al tavolo delle consultazioni con Draghi. «Se restiamo al governo restiamo alle nostre condizioni - è quello che ha detto ai deputati - Il reddito di cittadinanza non si tocca. Dobbiamo incidere e chiedere un piano serio sulle politiche ambientali e sulla digitalizzazione». Ancora nessuno sa ufficialmente se sarà Grillo in prima persona a guidare la delegazione, ma così pare intenzionato a fare.Il comico genovese si è a lungo confrontato con Vito Crimi, con Roberto Fico, con Conte e anche con Luigi Di Maio. L'ex capo politico è stato tra i primi ad aprire a Draghi e lo ha fatto con ancora più decisione ieri, anticipando il premier uscente: «Comprendo gli animi e gli umori di queste ore ma il M5S ha il dovere di mostrarsi una forza matura e di partecipare alle consultazioni». Per Di Maio è in ballo il ritorno alla Farnesina, come ministro, uno dei due che probabilmente toccheranno ai grillini. Sempre che alla fine Conte non si convinca a entrare nel governo. Il Pd preme e lascia trapelare la possibilità di un suo ingresso perlomeno come vicepremier. L'avvocato però, al momento, non si muove dalla sua contrarietà. Non può entrare, ripete, come subordinato in un governo che fino all'altro ieri guidava. Da questa decisione però dipenderà anche cosa farà della sua vita politica. Perché il M5S si appresta, martedì, a votare sulla piattaforma Rousseau tra una leadership in forma collegiale e quella affidata a un capo politico. Se vede il suo futuro alla testa dei grillini, per Conte quel voto potrebbe essere il primo problema. 

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