Anglotedesco

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sabato 6 febbraio 2021

Apertura di Draghi ai 5 stelle il reddito di cittadinanza migliorato e rafforzato


di Alessandro Barbera e Ilario Lombardo

Le urla di Beppe Grillo. Le voci (smentite) di problemi all'interno del Partito Democratico. L'abbraccio euroentusiasta di Matteo Salvini. Quanto può durare un governo di unità nazionale che tenga insieme la sinistra di Liberi e uguali e la Lega, i Cinque Stelle e Forza Italia? Dopo aver metabolizzato l'arrivo sulla scena del marziano Mario Draghi, al terzo giorno di consultazioni i partiti scalpitano. Vogliono pesare, condurre, condizionare. Matteo Salvini all'uscita dell'incontro con il premier incaricato semina il panico. «Siamo in Europa, i nostri figli crescono in Europa». E ancora: «Se il nostro sarà un sì, sarà convinto». I sostenitori dell'alleanza Pd-Cinque Stelle non credevano che il leader del Carroccio sarebbe andato fino in fondo nella giravolta semantica ed ideologica. E invece è esattamente ciò a cui punta: non rimanere tagliato fuori dalla gestione del Recovery Plan e dalle trattative per la scelta del prossimo presidente della Repubblica. Beppe Grillo, arrivato appositamente nella Capitale per incontrare anche lui Mario Draghi, evita i giornalisti. In compenso prima arringa per quaranta minuti i suoi deputati e senatori (facendosi sentire fin sotto le finestre del palazzo dei gruppi parlamentari), poi inonda di parole Draghi. Parla di transizione verde, di tecnologia, di giovani. E di Matteo Renzi: «Attento a quello, non è affidabile». Anche questa volta la mascherina ha evitato al neopremier di tradire qualunque smorfia. Negli stessi minuti una fonte interna al Pd avanza l'ipotesi di un appoggio esterno a Draghi per l'impossibilità di condividere responsabilità di governo con la Lega. Una voce smentita, ma che lascia dubbi sul clima che regna a sinistra. Insomma, con il passare dei giorni la maggioranza a sostegno del governo Draghi si allarga ben oltre i confini di quella che in Europa sostiene Ursula von der Leyen. E al neopremier non dispiace: più è larga, meno lo condizioneranno. Con un però: ogni giorno di trattativa in più complica le cose. Così, finito l'incontro con Grillo (alle 13. 37, 22 minuti oltre la sua tabella di marcia) e prima di sparire per il week-end, il premier incaricato ha lavorato un'altra ora buona, fino alle 14. 58, il momento in cui è stato avvistato lasciare i palazzi della politica. L'obiettivo era convocare tutti i partiti per un nuovo giro di consultazioni, fra lunedì e martedì. In mezzo - o subito dopo - vedrà anche sindacati ed imprese. Al Quirinale, dove seguono i fatti con attenzione maniacale, si respira "fiducia". Per quanto complicato sarà, per quante possano essere le complicazioni, il governo Draghi nascerà e avrà una maggioranza più che sufficiente. Gli oltre cinquanta senatori di Forza Italia da soli sono un'assicurazione contro il futuro, ma nessuno ha capito quanto ampia sia la fronda interna ai Cinque Stelle, né quanto tempo durerà la luna di miele con Salvini. Per stringere la prossima settimana Draghi sarà costretto a portare al tavolo un programma di governo più dettagliato di quello tratteggiato finora. Il premier ieri avrebbe fatto qualche piccolo passo in quella direzione, garantendo a Beppe Grillo che il reddito di cittadinanza può essere «migliorato e rafforzato». La cosa non deve sorprendere, perché Draghi non è mai stato contrario a un sussidio di quel tipo. Nel famoso articolo apparso lo scorso 25 marzo sul Financial Times aveva parlato della necessità di "fornire un reddito di base a chi perde il lavoro". Il programma dovrà dunque essere dettagliato ma non divisivo, e per questo concentrato sulle emergenze: il piano vaccinale, gli aiuti alle imprese e alle banche devastate dalla pandemia, sostegno ai più poveri. Tutto ciò potrebbe avere un riflesso anche sul tipo di governo che nascerà. L'ambizione finora coltivata di un governo "alla Ciampi" (1993) e dunque con i leader dei partiti al suo interno e solo qualche tecnico, potrebbe lasciare spazio ad una soluzione "alla Dini" (1995) con più personalità esterne ai partiti. Sfumature che poco appassionano gli italiani, ma dalle quali si intuirà l'orizzonte temporale del governo: se quello che porterà all'elezione del nuovo presidente - fra un anno - o invece al termine della legislatura . 

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