Anglotedesco

Anglotedesco

venerdì 5 febbraio 2021

Condannato «Daniel», la spia dall’Iran Europa-ayatollah: è un caso diplomatico

 


da IL CORRIERE DELLA SERA del 5 febbraio 2021.Guido Olimpio

Un messaggio giudiziario e politico a Teheran. C’è questo nella sentenza per Assadollah Assadi, diplomatico iraniano condannato a 20 anni di prigione. Un tribunale belga lo ha riconosciuto colpevole di aver progettato un attentato contro una manifestazione di esuli a Parigi, nell’estate del 2018. Terzo segretario all’ambasciata iraniana a Vienna, dove arriva nel 2014, il funzionario è ritenuto il responsabile della rete europea del Dipartimento 312, entità dei servizi di intelligence.Per questo si sposta in tutto il continente per allacciare rapporti e reclutare elementi, compresa una coppia che vive da tempo in Belgio, Amir Saadouni e la moglie Nasimeh Naami. È a loro che Assadi, nome in codice Daniel, consegna un ordigno in un fast food del Lussemburgo, una bomba che deve essere innescata durante un evento nella capitale francese. Il meeting è organizzato dal Consiglio per la Resistenza iraniana e sono attesi rappresentanti stranieri, tra questi Rudy Giuliani, Newt Gingrich. L’operazione, però, è stoppata dall’intervento della polizia belga che, il 30 giugno 2018, blocca i due attentatori dopo una soffiata. Assadi invece è fermato, con la famiglia, in Germania.

Le indagini sono ampie, condotte da Germania, Belgio, Austria, Francia. Gli inquirenti hanno ricostruito tutti i movimenti di «Daniel», lavoro favorito anche dalla documentazione sequestrata. In particolare un taccuino verde, dove la spia ha annotato appuntamenti, trasferte, spese, e il Gps delle auto utilizzate. Dalle carte processuali risulta che ha visitato 289 località in undici Paesi diversi. Nella lista appare anche l’Italia — 13 volte — con tappe a Milano e Venezia. Assadi somiglia più a Pollicino che a 007. L’enorme massa di indizi solleva dubbi sulla sua professionalità, un funzionario che peraltro aveva già operato in zone difficili, come l’Iraq. E alimenta tesi alternative, con trappole e provocazioni. Ma è anche possibile che «Daniel» sia rimasto incastrato dal suo stesso network. Sapevano chi era fin dal primo giorno che ha messo piede a Vienna, lo hanno lasciato fare per «vedere» i suoi contatti. Magari si è fidato delle sue «reclute» — qualcuno ha fatto il doppio gioco? — e quando è apparsa la bomba lo hanno fermato. Avevano le prove per istruire un processo clamoroso ad Anversa negando al funzionario lo scudo dell’immunità diplomatica. Quindi il verdetto, pesante anche per i tre complici che dovranno scontare dai 15 ai 18 anni.

La condanna di Assadi racchiude molti aspetti. Primo. Chiama in causa direttamente l’Iran, i suoi apparati (Bruxelles lo ha indicato in modo netto). Secondo. Mette in guardia Teheran sulle conseguenze di attività clandestine: negli ultimi anni in Olanda, Danimarca e Turchia si sono verificati attacchi nei confronti di oppositori iraniani. Terzo. La magistratura non si è fatta intimorire dalle minacce di ritorsioni,messaggi «trasmessi» dallo stesso imputato. Quarto. La vicenda fornisce munizioni a quanti chiedono che Joe Biden non riapra il dialogo con Teheran.

Davanti agli addebiti la Repubblica islamica ha parlato di atto illegale, di una manovra creata dagli avversari per mettere in difficoltà il presidente Rouhani. Ma ha anche pensato al dopo rastrellando diversi iraniani con la doppia cittadinanza: messi in prigione con vari pretesti, rischiano di restare a lungo in cella oppure la sentenza capitale. Sono degli ostaggi — tra loro anche Ahmadreza Djalali, ricercatore che aveva lavorato in Italia — da usare in uno scambio per riavere Assadi. Baratti contestati dalle associazioni umanitarie in quanto convalidano accuse fabbricate, ma è anche vero che sono il modo per evitare che un innocente finisca sul patibolo.

Nessun commento:

Posta un commento