Anglotedesco

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martedì 2 febbraio 2021

Covid, la Ue: «Fondi pubblici europei per riuscire a produrre più vaccini»


di Marco Bresolin 

«Ora dobbiamo unire tutti i nostri sforzi con l'industria per aumentare la fornitura di vaccini e la capacità produttiva nell'Ue» attraverso «un'efficace partnership tra pubblico e privato». Criticata dagli alleati di governo in Germania e dalla stampa internazionale per gli inciampi del piano Ue sui vaccini, Ursula von der Leyen prova a rialzare la testa e mette sul tavolo una proposta per rimediare ai ritardi nelle consegne: l'Ue è pronta a investire fondi pubblici per ampliare e riconvertire gli impianti industriali in modo da aumentare la produzione dei farmaci. L'idea è contenuta in una lettera di due pagine - che abbiamo visionato - spedita ieri a tutti i capi di Stato e di governo Ue. Il documento - firmato anche dal premier portoghese Antonio Costa, presidente di turno dell'Ue - dice che la Commissione è pronta a «impiegare tutti i mezzi necessari per soddisfare le esigenze dell'Europa» e «accelerare il lancio dei vaccini anti-Covid19 a livello globale». Come? «Attraverso investimenti aggiuntivi per potenziare o riconvertire gli impianti esistenti», ma anche «per costruirne di nuovi», «utilizzando al meglio il bilancio dell'Ue». Per farlo bisogna però affrontare il tema delle licenze. L'Ue è pronta a scendere in campo per «facilitare gli accordi tra i produttori» e von der Leyen cita gli esempi di Sanofi e Novartis, che produrranno il vaccino di Pfizer. Secondo la presidente della Commissione, questi accordi dimostrano che «l'industria farmaceutica è disposta a impegnarsi in soluzioni innovative». Nella lettera non c'è un riferimento diretto alla possibilità di fare ricorso alla cosiddetta "licenza obbligatoria", che consente a un'autorità pubblica di costringere un'impresa a concedere a un terzo l'uso del proprio brevetto. Ma ieri una portavoce della Commissione ha ammesso che questo strumento «è certamente una possibilità». E la stessa von der Leyen, parlando in una riunione a porte chiuse con gli eurodeputati del gruppo socialisti-democratici, ha spiegato che sono in corso valutazioni. Difficile che Bruxelles si spinga fin lì, ma la semplice minaccia potrebbe servire per convincere le case farmaceutiche a stipulare accordi sulla falsariga di quelli siglati da Pfizer. L'investimento pubblico nell'industria farmaceutica, continua von der Leyen, «non dovrebbe riguardare solo la fornitura di vaccini, ma anche altri prodotti come i tamponi o le cure». Perché l'Ue deve guardare avanti ed «essere preparata ad affrontare l'eventuale comparsa di nuovi ceppi virali». Per questo «nel più breve tempo possibile» la Commissione presenterà un programma di preparazione alla bio-difesa e istituirà un'autorità Ue per la risposta alle emergenze sanitarie. Oggi invece verrà svelato un piano per la lotta contro il cancro. Nella lettera von der Leyen difende anche il provvedimento che di fatto introduce la possibilità di non autorizzare l'export di vaccini. Una misura che ha già scatenato uno scontro con Londra e che è stata duramente contestata dal Giappone e dalle Filippine. Il messaggio di ieri ha inoltre una precisa finalità politica: von der Leyen ha chiesto ai leader Ue «una collaborazione basata sulla fiducia» perché, «in un momento in cui la situazione sanitaria negli Stati membri è ancora precaria, dobbiamo tutti far fronte a capacità di previsione e pianificazione limitate». Come dire: vero, abbiamo fatto errori, ma erano inevitabili. Comunque von der Leyen assicura che continuerà il pressing sulle aziende con cui è stato firmato un accordo «per garantire che mantengano gli impegni». Ma nel frattempo i governi si guardano attorno: ieri l'Ungheria ha ricevuto le prime 40mila dosi (su un totale di 3 milioni) del vaccino russo "Sputnik V", che secondo uno studio pubblicato su Lancet ha un'efficacia del 91,6%. L'Ema è in contatto con i produttori, ma la Commissione ribadisce che per il suo utilizzo è necessario che sia prodotto all'interno dell'Unione europea. Scenario tutt'altro che impossibile, visto che Angela Merkel ha già discusso con Putin di una possibile produzione in Germania .

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