Anglotedesco

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giovedì 11 febbraio 2021

Da Conte una mossa che è piaciuta al Quirinale

 


di Ugo Magri 

Lo scoglio più insidioso è stato superato. Forse qualcuno, anche ai piani altissimi della Repubblica, avrebbe sperato in un successo più travolgente dei «sì» a un governo su cui Sergio Mattarella si è messo personalmente in gioco. Ma il 59 per cento a favore, in fondo, è un risultato niente affatto disprezzabile a fronte del dramma in cui è precipitato un movimento che, nell'arco di dieci giorni, ha perso la guida del governo e, pur di evitare uno sbocco elettorale catastrofico, ha dovuto convergere su una figura a lungo demonizzata: quel Mario Draghi sempre considerato dalla base grillina come espressione dei poteri oscuri che muovono l'alta finanza.Dopo aver subito colpi del genere, non vi era alcuna certezza che un movimento nato sull'onda della protesta potesse raccogliere l'appello lanciato il 2 febbraio dal presidente della Repubblica. Più facile che quel mondo implodesse, rendendo impossibile qualunque soluzione alla crisi. Ecco perché ieri sera sul Colle, appresi i risultati della votazione sulla piattaforma Rousseau, si respirava un'aria di sollievo o, se si preferisce, di moderata soddisfazione. A questo punto, la rotta di Draghi è politicamente sgombra.Nell'ottica del Quirinale, due gli snodi decisivi. Il primo: l'aver puntato su Roberto Fico «esploratore». Non è irrilevante che sia stato il presidente della Camera, esponente di primo piano del mondo pentastellato, ad accertare l'impossibilità di dar vita a un Conte ter. Chiunque altro fosse arrivato alla stessa conclusione avrebbe lasciato dietro di sé uno strascico di sospetti e veleni. Così non è stato. Secondo passaggio chiave: il senso della cosa pubblica mostrato dal premier uscente, che ha messo tra parentesi la voglia di rivalsa immediata e ha contribuito a ricompattare i Cinque stelle. Scelta sofferta ma molto apprezzata da Mattarella. A questo punto sarà il presidente incaricato a regolare le prossime mosse: quando sciogliere la riserva (tutti gli indizi portano a questo pomeriggio), e quale lista dei ministri sottoporre al capo dello Stato. Il mantra del Quirinale è che Mattarella non lesina consigli, specie quando richiesti; in questa fase ne è stato particolarmente prodigo; ma una figura come l'ex presidente della Bce è perfettamente in grado di scegliersi la squadra ideale. 

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