Anglotedesco

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sabato 6 febbraio 2021

Debutta AstraZeneca .I dubbi di insegnanti e forze dell’ordine


da IL CORRIERE DELLA SERA del 6 febbraio 2021.Lorenzo Salvia

 La buona notizia è che le prime fiale di AstraZeneca, 249.600, dovrebbero arrivare già oggi. Con due giorni di anticipo rispetto al previsto. La notizia meno buona è che verso questo vaccino anti-Covid sembra esserci meno fiducia rispetto agli altri due già autorizzati, Pfizer e Moderna.AstraZeneca sarà riservato ad insegnanti, militari, forze dell’ordine, chi vive e lavora nelle carceri. Ma proprio da queste categorie arrivano i primi dubbi, vista la minore efficacia dimostrata dagli studi. Donato Capece è da 30 anni segretario del Sappe, sindacato della polizia penitenziaria. Pochi conoscono il mondo delle carceri come lui. «È apprezzabile — dice — che ci sia stato un segnale di attenzione verso il nostro settore. Ma temo che l’adesione sarà bassa, visto il tipo di vaccino scelto, sia tra gli agenti che tra i reclusi». Pochi giorni fa da Trieste Alessio Edoardo — segretario provinciale del Fsp, altro sindacato di polizia — aveva detto addirittura «noi non faremo da cavie». Tra gli insegnanti c’è una certa cautela. Anche se Antonio Giannelli, presidente dell’Associazione presidi, preferisce non entrare nel merito: «Credo sia meglio lasciare queste valutazioni ai medici. L’importante è vaccinarsi, prima si comincia e prima si finisce».

Rispetto alla prima fase della campagna, quella riservata a medici e infermieri che però ha utilizzato i più efficaci Pfizer e Moderna, un’adesione più bassa viene messa nel conto. Vaccinarsi è una scelta, non un obbligo. Ma è bene ricordare che anche i vaccini con una protezione più bassa contribuiscono a frenare il contagio, alla fine l’obiettivo di tutti.Ieri è stata superata la soglia del milione di persone vaccinate, quelle cioè che hanno ricevuto sia la prima che la seconda dose. Il commissario all’emergenza Domenico Arcuri conferma l’obiettivo di «avvicinarsi a 7 milioni entro la fine di marzo». Vorrebbe dire usare quasi tutte le dosi in consegna nel primo trimestre, che però sono state dimezzate rispetto alle previsioni iniziali. Con più fiale si potrebbe fare di più. Per questo si cerca di accelerare sui due stabilimenti — uno in Veneto e l’altro nel Lazio — che potrebbero produrre i vaccini Pfizer e Moderna, in accordo con le aziende. «Ci sono facilities italiane — conferma Arcuri — capaci di aumentare le quantità di dosi prodotte. La discussione è in corso a livello europeo, auspichiamo che vada a buon fine». Anche la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha ammesso che è «stato sottovalutato l’aspetto della produzione di massa». E infatti c’è già agitazione sulle forniture del prossimo vaccino in arrivo, il monodose Johnson&Johnson che dovrebbe essere autorizzato a fine marzo. L’ultima fase della produzione avviene per quasi tutti i lotti negli Stati Uniti, un dettaglio che potrebbe consentire una corsia preferenziale per le forniture proprio verso gli Usa. I presidenti di Austria, Danimarca, Repubblica Ceca e Grecia hanno chiesto alla commissione Ue di fare in modo che questo non accada.

Aumenta il pressing su Sputnik, il vaccino russo che si sta dimostrando più efficace del previsto. Ma senza l’autorizzazione prima dell’Agenzia europea dei medicinali e poi dell’Italiana Aifa, non si può usare. E sembra difficile che il via libera arrivi prima di due mesi. Intanto ieri l’Aifa ha motivato il suo ok agli anticorpi monoclonali: è «opportuno offrire un’opzione terapeutica ai soggetti non ospedalizzati ad alto rischio».

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