Anglotedesco

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sabato 13 febbraio 2021

Vittorio Colao, top manager della telefonia da Vodafone alla task force per accelerare sul digitale

 


di Francesco Spini 

Lo aveva già chiamato Giuseppe Conte, in aprile, quando si era capito che il virus non avrebbe concesso sconti alla già anemica economia italiana. Vittorio Colao, da Londra (dove abita, dividendosi con la casa di Milano), si era messo subito al lavoro, con lo spirito del civil servant: «La nostra parte l'abbiamo fatta», dirà due mesi dopo. Ma il rapporto con dentro le 102 idee per fare ripartire l'Italia, messe a punto con la sua task force, è finito in fondo ai cassetti di Palazzo Chigi. Dicono che Conte temesse l'ombra del supermanager che, invece, di fare il premier non aveva nessuna intenzione. Forse neppure di fare il ministro dell'Innovazione Tecnologica e della Transizione Digitale. Ma Mario Draghi che da anni ne conosce bene le virtù - a cominciare da quelle più apprezzate dal neo premier, come elevata competenza, discrezione e massima sobrietà - gli ha dato meno di un giorno per dire di sì. Chi meglio di lui, del resto, che a Londra per un decennio ha guidato uno dei colossi mondiali delle telecomunicazioni: Vodafone. Cinquantanove anni, Colao è l'italiano più internazionale che c'è. Unisce velocità d'intuizione latina a pragmatismo anglosassone. Nella sua formazione ci sono le eccellenze: la Bocconi in Italia, un passaggio in Francia, il perfezionamento ad Harvard, negli Stati Uniti. Un bresciano tutto d'un pezzo, zero apparenza. Militare come ufficiale nei carabinieri a cavallo. Sportivo, con anni di levatacce per praticare windsurf d'estate e lo sci d'inverno. E chilometri infiniti in bicicletta, la sua grande passione. Sposato, due figli, la carriera decolla in McKinsey, dove allaccia un'enorme rete di contatti: banchieri come Corrado Passera, ex ministro con Monti, Alessandro Profumo, che oggi guida Leonardo, Mario Greco, ex numero uno di Generali e oggi a capo di Zurich. E poi manager come Francesco Caio che incontra nella prima avventura nelle tlc, alla Omnitel che diventerà Vodafone Italia, la prima parte della sua grande avventura nei bit. Poi, tra il 2004 e il 2006, la parentesi nella Rcs del salotto buono, dove succede di tutto: dalla tentata scalata di Ricucci alle incursioni illegali nel suo pc del Tiger Team. Di lì il ritorno in Vodafone dove nel 2008 raggiunge il vertice mondiale. Nel suo vocabolario non esiste la parola spreco, viaggia sempre in classe turistica. Oggi siede nel cda di Verizon, altro gigante Usa delle tlc, e in quello di Unilever, colosso dell'alimentazione. Dovrà digitalizzare l'Italia che ha appena scoperto lo Spid, dare uno scopo ad applicazioni benne ma vuote come «Io» .

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