Anglotedesco

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martedì 2 febbraio 2021

Dopo la sconfitta Conte di fronte a un bivio


di Ilario Lombardo 

Appena sullo schermo appare Sergio Mattarella, in marcia verso la sala dove lo attendono i giornalisti e l'Italia intera, Giuseppe Conte chiede di alzare il volume. È a casa, dove è rimasto quasi tutto il tempo delle lunghe e inutili trattative dei partiti della sua ex maggioranza, tenendosi in contatto soprattutto con il capo politico grillino Vito Crimi e lo stratega del Pd Goffredo Bettini. Prima ancora che Mattarella si tolga la mascherina, l'avvocato sa già cosa dirà il presidente della Repubblica. Sa che è finita. Sa già che convocherà Mario Draghi, che l'arma delle elezioni anticipate sarà spezzata in diretta, che il «governo di alto profilo e non politico» potrebbe seppellire ogni sua speranza di tornare a Palazzo Chigi. Potrebbe, gli sussurrano, tra lo sconforto e lo stupore, i collaboratori e qualche ministro. Il condizionale diventa obbligatorio perché c'è ancora una variabile che potrebbe rimettere in gioco tutto: la tenuta del M5S. Il destino di Conte è legato alla creatura di Beppe Grillo. Il premier è indeciso. Perché ora dovrà scegliere come declinare il proprio futuro politico. Se mantenere un profilo di «padre nobile» da rigiocarsi più avanti, oppure mettersi alla testa del M5S, e guidarlo anche se finirà all'opposizione contro tutti, contro il governissimo di Draghi. La scelta dell'ex presidente della Banca centrale europea, certo, non aiuta. «Conte non lo attaccherà mai», racconta chi gli è vicino: «Sarebbe come attaccare l'Europa». «Pazienza, è andata così...» è l'unica reazione che lascia filtrare il presidente del Consiglio. In una nota ufficiale di Palazzo Chigi si ribadisce che Conte rimarrà muto per rispetto istituzionale, ma da quanto trapela avrebbe detto che questo era l'epilogo che si attendeva dal primo giorno della crisi, la ragione per la quale fino all'ultimo si è opposto alle dimissioni e al terzo mandato, proprio per non esporsi agli agguati di Matteo Renzi. Resta che non è stato sfiduciato e che ha la garanzia di una maggioranza assoluta conquistata due settimane fa alla Camera e una relativa al Senato. Se a Draghi mancassero i numeri, teoricamente potrebbe riottenere l'incarico e tornare in Parlamento. Difficile, al limite dell'impossibile. E Conte non ci crede molto. Nelle chat dei grillini di governo si azzardano le prime mosse. Il discorso lungo, articolato, del Capo dello Stato alimenta i sospetti che fosse preparato da tempo, come sapeva Renzi, come sapeva Draghi. Non si può soccombere ai tecnici, è l'allarme dei 5 Stelle. I grillini vogliono preservare la natura politica dell'esecutivo, avere il controllo della cabina di regia del Paese. Il Movimento si dovrebbe compattare, si dovrebbe assicurare la sponda del Pd per negare il sostegno al governo Draghi, e chiedere il voto che Mattarella ha già detto di voler evitare. 

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