Anglotedesco

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venerdì 5 febbraio 2021

Draghi, coro di sì.Ma il centrodestra adesso è spaccato


di Alessandro Barbera 

Pensa a un governo lungo, di legislatura, ma ai partiti parla solo delle cose più urgenti. Sui vaccini: «Occorre partire con un piano massiccio che spenga tutte le emergenze: sanitaria, economica ed educativa». Sulle imprese: «Sono preoccupato per il loro livello di indebitamento, e per le conseguenze che ciò sta producendo sui bilanci delle banche». Sul Recovery Plan che va presentato in Europa: «Nel momento in cui i cittadini di tutta l'Unione vengono tassati per finanziare debito comune, non possiamo permetterci di spendere male quei soldi». Quando la delegazione di Forza Italia, l'ultima della giornata, lascia la biblioteca della Camera sono le 18.47. Giovedì Mario Draghi aveva terminato il primo giorno di consultazioni alle 18.46. Questa volta però non c'è stato il tempo per il pranzo a casa con la moglie. L'ex numero uno della Banca centrale europea cerca di mantenere le vecchie abitudini, a partire da un controllo militare del tempo. Non è ancora chiaro se riuscirà ad avere lo stesso successo coi partiti. Per evitare gaffes, nel secondo giorno di consultazioni Draghi chiede e ottiene un album con i volti delle persone che deve incontrare. Per non costruire ipoteche sulla maggioranza che lo dovrà sostenere, evita accuratamente gli argomenti divisivi: la giustizia, il fisco, la riforma dello Stato sociale o delle pensioni. Non si sbliancia mai quando gli viene chiesto di valutare gli eventuali equilibri di governo. Per quelli ci sono le conversazioni al telefono. Nelle ultime 48 ore ne avrebbe avute almeno due rilevanti. Una di certo con Silvio Berlusconi, che all'ultimo e per paura del virus non si è presentato di persona alle consultazioni. La seconda - che fonti dei Cinque Stelle garantiscono sia avvenuta - l'avrebe avuta con il fondatore dei Cinque Stelle Beppe Grillo, che oggi sarà alla testa della delegazione. Alla fine del secondo giorno di consultazioni, si iniziano ad avere alcune certezze. La prima: l'unico partito che resterà fuori del governo è Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. La seconda: dopo l'incontro con Cinque Stelle e Lega (oggi), quello con i sindacati e le imprese (lunedì), il premier incaricato farà un secondo giro di consultazioni. Ciò significa che per avere la lista dei ministri bisognerà attendere almeno una settimana. Terza e ultima certezza: non sarà un governo solo di tecnici. Draghi non è contrario alla presenza dei leader, ma non vuole essere impiccato al manuale Cencelli. Ieri nei partiti i conti erano già fatti: tre ministeri ai Cinque Stelle, due a Pd, Forza Italia e Lega, uno per il partito di Matteo Renzi. In queste ore raccogliere notizie non verificate è piuttosto facile: l'ex direttore generale del Tesoro non ha uno staff, né un ufficio di comunicazione. Durante le consultazioni Draghi però avrebbe fatto capire che di queste cose parlerà "anzitutto con il Quirinale". L'impressione di chi lo incontra in queste ore è che il premier incaricato non abbia alcuna fretta. «Il suo orizzonte è il 2023, si capisce chiaramente da come parla», spiega una delle persone che l'ha visto ieri, ma chiede di non essere citata. E a pensarci bene, non potrebbe permettersi altro che questo, visto che fra un anno c'è da eleggere il nuovo capo dello Stato. C'è già chi preconizza una staffetta con Sergio Mattarella, la stessa che qualcuno immaginò fra Giorgio Napolitano e Mario Monti, ma che non portò bene a quest'ultimo. Nella maggioranza è difficile trovare qualcuno disposto a scommettere sul fallimento dell'operazione Draghi, ma allo stesso tempo di farlo sui numeri che otterrà alla Camera e al Senato. La Lega è spaccata, i Cinque Stelle sono spaccati, Liberi e uguali è tentata dal gran rifiuto nel caso in cui Salvini fosse della partita. Ciascuno cerca di tirare la giacca blu di Draghi da una parte o dall'altra. Per paradosso, o forse no, per lui la cosa più difficile sarà tenere insieme i due partiti che dopo le ultime elezioni avevano deciso di formare il governo Conte primo. I grillini chiedono garanzie sul reddito di cittadinanza, il Carroccio pone come condizione il no a qualunque nuova tassa. «So che ci sono scelte da fare, me ne farò carico, fidatevi di me», risponde l'economista senza togliersi mai la mascherina. Il dispositivo di protezione in questo caso svolge una doppia funzione: lo tiene lontano dal virus, e non gli fa correre il rischio di smorfie rivelatrici . 

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