Anglotedesco

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martedì 9 febbraio 2021

E ora il Pd brinda all'agenda di Draghi


di Carlo Bertini 

«Se entra nel governo, Salvini lo fa gratis», scherza uno dei big con Nicola Zingaretti, mentre la delegazione dem esce dal portone di Montecitorio dopo aver visto Mario Draghi. Il premier infatti nel grande salone delle consultazioni fa risuonare una musica che i dem è come una marcia trionfale. Anche perché molte di queste liete note compaiono nelle 26 pagine di proposte consegnate al professore come contributo. Certo Draghi non cita lo ius culturae, ma gli investimenti pubblici sì, così come un fisco progressivo, sul modello tedesco. Scorrendo gli appunti presi ascoltando Draghi da uno dei partecipanti al summit, si capisce perché i dem siano entusiasti: «Governo europeista, prospettiva di una maggiore integrazione e cessione di sovranità dell'Italia, giudizio positivo del passato». E ancora: atlantismo, «stiamo da quella parte, senza se e senza ma», «avere una lente ambientale su tutto», «posti di lavoro con investimenti pubblici». Fisco progressivo, niente flat tax, niente condoni. Un programma talmente gradito, che alla fine Zingaretti e compagni escono «non soddisfatti, ma entusiasti». Come se il premier avesse scritto le sue note apposta per loro. «Abbiamo apprezzato l'approccio culturale e strategico - commenta il segretario - la visione, chiara garanzia di serietà e autorevolezza. Confermiamo la nostra fiducia»C'è una sola nube (anzi due) a oscurare il sol dell'avvenire: la figura di Matteo Salvini, che vuole entrare come ministro nel governo. E questo sarebbe un bel problema. Perché la foto di gruppo con «l'uomo nero» non andrebbe giù a militanti ed elettori. Seconda nota dolente, il dibattito sul congresso interno: pure se tutti nel Pd (compresa la minoranza di Guerini) concordano che si debba tenere a giugno dopo le amministrative, il congresso infiamma gli animi. Tanto da indurre Romano Prodi (anche se le ultime assise si sono tenute due anni fa) a strattonare il segretario, perché «un partito che non fa un congresso a livello popolare per tanti anni perde il rapporto con il popolo». E questo dopo aver sentito Zingaretti dire che «il congresso non deve essere un assillo da marziani», che «il partito ora è più unito che mai» e che «discuteremo in futuro ma ora siamo vicini alla vita delle persone».Ora bisogna concentrarsi sul governo. Con Draghi, il Pd non fa cenno alla squadra. Zingaretti rimarca che «un'eventuale esperienza con la Lega non cambia il fatto che siamo e saremo forze alternative. Per questo non abbiamo messo veti». Ma al chiuso del Nazareno, i vertici democratici analizzano i contraccolpi di stare al governo non solo con la Lega, ma con la presenza ingombrante di Salvini. Il leader Pd non sarebbe contrario a entrare nell'esecutivo, ma tirerebbe un sospiro di sollievo se Draghi scegliesse una compagine senza leader di partito. Ma anche su questo punto non fa pressioni sul premier. «Non abbiamo affrontato il tema del contributo con personalità del Pd nel futuro governo. Ne parleremo quando avremo chiaro quale sarà l'impianto che il professore avanzerà». Nei loro conciliaboli, i dem prevedono che sarà un governo con due ministri a testa per i partiti maggiori ed uno per i minori: in modo da riempire circa la metà delle caselle (22 ministeri), mentre l'altra metà sarebbe appannaggio di tecnici. E sulle due caselle dem, già si profila una tenzone a tre, con Dario Franceschini, Lorenzo Guerini e Andrea Orlando pronti a giocarsi una partita da cui uno di loro sarebbe escluso. E questo avrebbe di sicuro contraccolpi nel partito, visto che il primo è il capodelegazione, il secondo guida la truppa parlamentare più numerosa, il terzo è vice segretario a capo della sinistra Pd. Tensioni che possono solo acuire i veleni in un partito che dopo la pandemia comincerà - ufficialmente - un percorso congressuale, che praticamente è già ben avviato.

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