Anglotedesco

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sabato 6 febbraio 2021

Franco in pole per l'Economia.Sempre più quotato Giorgetti

 


di Niccolò Carratelli 

Senza i politici la squadra sarebbe già fatta. I tecnici Mario Draghi li ha già in testa, quasi tutti. Sono i nomi che devono rappresentare i partiti a complicare il quadro, costringendo il premier incaricato a cimentarsi col rompicapo dei veti incrociati. Che ufficialmente tutti hanno negato di voler porre, a parte la netta preclusione di Leu a sedersi allo stesso tavolo dei leghisti. In realtà, è chiaro che questa stessa incompatibilità con Salvini e soci vale anche per il Partito democratico, mentre per i 5 stelle sarebbe un problema ritrovarsi al governo con ministri berlusconiani. Questo non vuol dire che alla fine non accettino di turarsi il naso a vicenda. Anche se, in quest'ottica, resta improbabile un coinvolgimento diretto dei rispettivi leader: Matteo Salvini, Nicola Zingaretti (che dovrebbe dimettersi da presidente della Regione Lazio), Matteo Renzi e, chissà, Giuseppe Conte a confronto in ogni riunione del Consiglio dei ministri. Faticoso da gestire anche per un tipo tosto come l'ex presidente della Banca centrale europea. Ecco allora che potrebbe toccare ai "secondi", quindi a Giancarlo Giorgetti, Andrea Orlando, Ettore Rosato e Luigi Di Maio. Per la verità, quest'ultimo è quasi certo di essere uno dei due (forse tre) ministri in quota 5 stelle, con concrete possibilità di restare alla Farnesina. L'altro sarà probabilmente Stefano Patuanelli, l'eventuale terzo posto potrebbe andare al capo politico reggente Vito Crimi, a meno che Conte non decida di rimettersi subito in gioco. Due caselle andrebbero al Pd, che, a parte Orlando, ha in corsa Lorenzo Guerini, Dario Franceschini e Graziano Delrio. Due anche alla Lega (oltre a Giorgetti, per il quale si ipotizza il ruolo di sottosegretario a palazzo Chigi, si fanno i nomi di Giulia Bongiorno e Gianmarco Centinaio) e a Forza Italia, che potrebbe puntare sul vicepresidente Antonio Tajani e sulla capogruppo a Montecitorio Mariastella Gelmini. Un ministro per Italia Viva, l'alternativa a Rosato è Teresa Bellanova, e uno per Leu, scontata la richiesta di conferma alla Salute per Roberto Speranza, sempre che faccia parte della maggioranza. Forse uno anche per la galassia centrista-europeista, magari affidato al tessitore Bruno Tabacci, che potrebbe fare bene ai rapporti con il Parlamento, o a Emma Bonino, legata a Draghi da stima e amicizia. Se il calcolo è esatto, comunque, avremmo 10-12 ministri politici, il resto (8-10) tecnici, ai quali Draghi vorrebbe però affidare i ministeri di spesa più importanti. Economia e Sviluppo Economico, con i nomi di Dario Scannapieco (vicepresidente Bei), Daniele Franco, Luigi Signorini (Bankitalia), Ernesto Maria Ruffini (Agenzia delle Entrate). Infrastrutture e Trasporti, con le ipotesi di Carlo Cottarelli o del manager Vittorio Colao. Lavoro e Pubblica amministrazione, con candidati come Enrico Giovannini e Tito Boeri, ma anche la professoressa dell'università Roma Tre Luisa Torchia. All'istruzione si parla del prof Patrizio Bianchi e dell'ex segretario generale del Senato Antonio Malaschini. Per la Giustizia sempre favorita l'ex presidente della Corte costituzionale, Marta Cartabia, per l'Interno resta possibile la conferma di Luciana Lamorgese, sempre che Salvini non si metta di traverso. Alla Salute, se dovesse saltare la conferma di Speranza, continuano ad essere accostati i nomi della virologa Ilaria Capua e di Antonella Polimeni, ex preside della facoltà di Medicina e ora rettrice del'Università La Sapienza. .

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