Anglotedesco

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sabato 6 febbraio 2021

Grillo incorona Draghi e spacca i 5 stelle:"Non parla con noi"

 


di Federico Capurso 

Mezza giornata a Roma. Beppe Grillo è un'apparizione. Arriva in un'auto con vetri oscurati fin nel garage della Camera, detta la linea ai big del Movimento, annichilisce la fronda di senatori e guida la delegazione M5S alle consultazioni con Mario Draghi. Tutto in una mattinata e poi via, di nuovo verso Genova. Dietro di sé lascia due monoliti con i quali i Cinque stelle dovranno fare i conti: la salvaguardia della maggioranza costruita con Pd e Leu, «che non può essere messa in discussione», e «la difesa dei nostri temi, che devono entrare nel Recovery plan, qualunque sia il governo di cui facciamo parte. Dobbiamo essere uniti. Serve coraggio». La strada verso un ingresso del M5S nel nuovo governo, dunque, è spianata. «Le fragole sono mature», scrive sul suo blog, parafrasando la parola d'ordine usata nel corso della seconda guerra mondiale da Radio Londra - "le ciliegie sono mature" -, con cui gli inglesi informavano i partigiani del lancio di viveri e armi per sostenere la lotta di liberazione. Solo che la rivolta, adesso, Grillo se la trova in casa. «Beppe, al Senato abbiamo un problema», gli fa notare infatti la senatrice Vilma Moronese, presidente della commissione Ambiente, squarciando l'illusione di una trasferta romana senza problemi. La fronda di 40 senatori M5S riluttanti a votare la fiducia a un governo Draghi, infatti, non si è affatto indebolita. Una decina di loro è pronta a votare contro; in trenta poi preferirebbero astenersi. E quando Grillo cita Platone - «voler accontentare tutti è una via per l'insuccesso» - si incendiano gli animi nelle chat. «Grillo non è una garanzia. Lo era», attacca il senatore Elio Lannutti. «Beppe non ci vuole parlare e noi non vogliamo parlare con lui - riferisce amareggiato un altro senatore - Scendere a Roma dopo un anno di silenzio è una strategia che non funziona più». La questione dei rivoltosi viene affrontata dal comico con uno sbuffo e un «fateli ragionare», dopo un'ora di show alla Camera, nella sala Tatarella, dove riunisce 29 esponenti di peso del Movimento. Ci sono anche Giuseppe Conte, sempre più inserito nelle stanze del potere grillino, e Davide Casaleggio, seguito dalla sua fedelissima Enrica Sabatini. Una presenza, quella di Casaleggio, vista come un affronto dai senatori M5S, che vorrebbero liberarsi dell'imprenditore milanese. Ma Grillo tira dritto, parla per 45 minuti e pochi altri possono intervenire. Lo fa il presidente della Camera Roberto Fico, collegato in videochiamata: «Siamo il partito di maggioranza relativa e abbiamo il dovere di esserci nella gestione del Recovery». Poi Conte, che centra il tema: «Sarà importante il perimetro della maggioranza». È questo il punto intorno al quale si interrogano i pontieri che stanno cercando di convincere i senatori riottosi. «Serve un'esplosione controllata», spiega un senatore impegnato nell'opera di ricucitura. Se tutta la fronda, compatta, non votasse la fiducia - è la preoccupazione - il baricentro della maggioranza si sposterebbe verso destra e il perimetro Pd-M5S-Leu citato da Conte ne uscirebbe indebolito. «Dobbiamo riuscire a convincere circa la metà di loro a votare a favore - spiega -, in modo da non lasciare che i voti della Lega e di Forza Italia diventino determinanti». L'assemblea di deputati e senatori che si terrà questa sera viene vista però come un rischio, perché potrebbe acuire le distanze. Serviranno invece «tempo e colloqui faccia a faccia». Grillo, più che il paciere, preferisce vestire i panni del motivatore e si tuffa in un monologo sui temi intorno ai quali il Movimento dovrà ricompattarsi. Dal completamento del reddito di cittadinanza alla green economy, dalla transizione energetica alle nuove tecnologie. Un programma in pochi punti che anticipa sul suo blog e poi porta a Draghi, aggiungendo le sue perplessità sull'affidabilità di Matteo Renzi - si potrebbe tenere fuori dall'esecutivo - ed elogi sperticati, dall'altra parte, a Conte.Oltre un'ora di confronto, rompendo le tempistiche finora svizzere riservate agli altri partiti, ma d'altronde «al prossimo giro di consultazioni potrei non venire», avrebbe riferito il comico. Potrebbe gestire quindi le prossime operazioni da Genova. Compreso il voto sulla piattaforma Rousseau, del quale non è ancora convinto. Ma i suoi colonnelli scommettono: si farà. Anche così - spiegano - la fronda potrebbe sgonfiarsi. 

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