Anglotedesco

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giovedì 11 febbraio 2021

Grillo spinge per il sì a Draghi

 



da IL CORRIERE DELLA SERA dell'11 febbraio 2021.Giuseppe Falci

Il vertice del Movimento Cinque Stelle spinge per il sì al governo del presidente incaricato Mario Draghi. L’accordo dopo una telefonata con Beppe Grillo e il via libera alla creazione di un ministero della Transizione ecologica. La ratifica dell’intesa però sarà sottoposta oggi al responso della piattaforma Rousseau. Anche il centrodestra ribadisce il gradimento a Draghi. «Nessun veto» garantiscono il leader di FI Silvio Berlusconi e quello della Lega Matteo Salvini. Ma si acuiscono le divergenze con l’altra componente dello schieramento, Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia.

Si sono concluse le consultazioni del presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi. Il confronto con le parti sociali, da Confindustria al Wwf, ha preso l’intera giornata. A questo punto il premier incaricato potrebbe sciogliere la riserva già domani, salendo al Quirinale.

Determinante resta il risultato del voto della base Cinque Stelle sulla piattaforma Rousseau, che inizierà stamattina: si chiederà alla base del Movimento di approvare o respingere «l’adesione ad un governo tecnico-politico che preveda un super-Ministero della Transizione ecologica e che difenda i risultati raggiunti» sin qui dai Cinque Stelle.

Il via libera alla consultazione sarebbe avvenuto dopo una telefonata fra Draghi e Beppe Grillo proprio sull’esistenza del nuovo ministero come condizione per la partecipazione al governo.

La risposta affermativa di Draghi sull’intenzione di istituirlo è filtrata dopo il confronto con il Wwf, che ha annunciato che il premier farà un ministero ad hoc. Il segnale che attendevano i Cinque Stelle per procedere con la consultazione e anche per dare il via libera allo stesso Draghi. «Un’ottima notizia, una importante innovazione per il Paese proposta da Beppe Grillo che come sempre è lungimirante», esulta Luigi Di Maio.

Ad incoraggiare il voto positivo del M5S è stato anche Giuseppe Conte: il premier dimissionario, a pochi passi da Montecitorio ha sottolineato che se fosse iscritto al Movimento, e soprattutto alla piattaforma Rousseau, voterebbe «sì a Draghi perché il Paese è in tali condizioni e tali urgenze che comunque è bene che ci sia un governo».

Nella giornata si vedono anche Berlusconi e Salvini, nella nuova residenza romana del Cavaliere sull’Appia antica, per rinnovare la sintonia reciproca e la fiducia incondizionata al futuro governo Draghi. Con una piccola differenza: la Lega avrebbe girato al premier incaricato almeno 7 nomi di possibili futuri ministri, una rosa ampia, Berlusconi avrebbe fatto il contrario, suggerendo un unico nome, coperto dal riserbo, all’ex presidente della Bce. Per Salvini, che riunisce i suoi senatori via Zoom, in ogni caso «la Lega è pronta, e non si può perdere altro tempo». Anche per «evitare il rischio di un altro giro di consultazioni». Gli fa eco Giancarlo Giorgetti che di fronte ai deputati dice che il partito di via Bellerio «risponde alla chiamata di Mattarella».

Un’ansia di chiudere in fretta condivisa anche da Italia viva, mentre Matteo Renzi non esita ad ammettere la necessità di «intrighi di palazzo: finché con questi si può ottenere del bene li utilizzo, ho ucciso il populismo».

Anche il Pd riunisce il suo comitato politico e con una nota rinnova il sostegno unanime a Draghi. Sul quale per tutta la giornata si rincorrono voci di un suo nuovo formale intervento, dopo il primo brevissimo al Quirinale al momento del conferimento dell’incarico. Voci smentite in serata, bisognerà attendere ancora un po’.

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