Anglotedesco

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venerdì 5 febbraio 2021

Grillo,la lunga attesa.L'elevato atteso a Roma si sottrae ai riflettori

 


di Alberto Mattioli 

È talmente Elevato che non l'ha visto nessuno. Beppe Grillo è un Messia in ritardo che tutti aspettano ma nessuno incontra. È già arrivato, sta arrivando, arriverà: tutta la giornata quelli del M5s e accessoriamente i paria dei media attendono il Fondatore, che scende a Roma per vidimare la partecipazione dei grillini al Draghi I, e vabbé che ormai hanno governato con tutti. Però fino a sera l'ostensione pubblica non c'è, mentre ogni pentastellato che esterna ribadisce che per fortuna Beppe c'è, perché «guiderà il Movimento alle consultazioni» (Giuseppe Brescia) e «aiuterà a distendere gli animi» (Francesco D'Uva), in effetti non rilassatissimi alla prospettiva di un governo modello tutti insieme appassionatamente, compresi gli aborriti Berlusconi, Renzi e - pare proprio - Salvini. E per di più guidato dal professor Draghi, già "Dracula" e «da processare per il caso Montepaschi», copyright dello stesso Grillo in più ruggenti epoche. Così si rincorrono le voci sull'arrivo del Beppe che però resta uccel di bosco, anzi araba fenice, quella «che ci sia ciascun lo dice / dove sia nessun lo sa». Gli stessi grillini sono sconcertati e alle richieste di lumi («Se tu sai dov'ha ricetto / Dove muore e torna in vita / Me l'addita, e ti prometto / Di serbar la fedeltà») danno risposte contraddittorie. I giornalisti assediano la sede dei gruppi parlamentari dietro Montecitorio, ma le voci si rincorrono e si contraddicono, no, andrà al Senato, no, è a casa di Casaleggio junior (lui sì, sicuramente nella Capitale), no, è sceso all'hotel Parco dei Principi, no, al Foro, al solito albergo Forum con vista sulle rovine (una metafora dell'attuale stato del M5s?), dove però è tutto spento, le finestre della camera d'angolo del terzo piano sono chiuse, insomma alle dieci di sera nessun segno di vita. Se è a Roma, non è qui. Però si sa che Grillo ha chiamato molti dirigenti, da Di Maio in giù, per preparare gli incontri di oggi. E comunque alla fine del travaglio che partorirà il governo Draghi ci sarà il consueto plebiscito su Rousseau per ratificare le decisioni dei vertici. Tuttavia en attendant non godrò, perché sul banchiere europeista il Movimento è diviso, gli ortodossi non gradiscono e l'hanno già fatto sapere, anche se ieri sono rimasti abbastanza silenti. D'Uva nega: «È un normale confronto democratico, se capita negli altri partiti dite che è una discussione, se succede nel Movimento è subito spaccatura». I soliti giornalisti prevenuti, insomma, che intanto cercano il non pervenuto dietro siepi di telecamere senza immagini e di taccuini senza dichiarazioni. Ma insomma ci si è abituati, l'incertezza sui salti del Grillo è la regola e non l'eccezione. Anche sulla logistica, l'Elevato ha sempre spiazzato tutti, compresi i suoi, fra arrivi improvvisi e partenze repentine. E tuttavia ogni volta che è sceso a Roma, l'ultima volta a novembre per benedire l'allora capo politico Di Maio che, assicurò, «lavora 25 ore al giorno», roba da far impallidire Toninelli e il suo annientarsi alla scrivania, bene, ogni volta alla fine Grillo ha rimesso insieme i cocci e dato la linea. Alla fine, arrivi quando vuole, ma l'importante è che ci sia questa mattina, prima al vertice con tutti i cacicchi, gli ex ministri, i capigruppo e anche Giuseppe Conte, e poi da Draghi, per un incontro che in altri tempi sarebbe stato impensabile e oggi sembra quasi una formalità. Anche perché la telefonata (l'interlocuzione, direbbe il professor Conte) con Draghi c'è già stata grazie alla mediazione dell'esploratore Roberto Fico, più di un'ora in toni cordiali, giurano. Grillo gli avrebbe dato il via libera ma ribadendo i paletti del Movimento, in primis che quello prossimo venturo dovrà essere un governo politico e non tecnico, e poi garanzie sul reddito di cittadinanza e gli altri mantra. Sarà. Di certo, la svolta istituzionale sembra inarrestabile. I grillologi, una categoria più specialistica dei bizantinisti, fanno notare che il vicecapogruppo alla Camera, Riccardo Ricciardi, che si è sempre proclamato "anarchico" con abbigliamento conseguente, esibisce da qualche giorno un perfetto nodo Windsor ed è perfino stato visto in loden come un montiano qualsiasi. Ma si sa che quando la Patria chiama risponderle obbligatorio. Anche nel look. 

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