Anglotedesco

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venerdì 5 febbraio 2021

Gualtieri e Lamorgese in bilico.Tecnici per Economia e Sviluppo

 


di Niccolò Caratelli 

Sul tavolo delle consultazioni aveva le foto "segnaletiche", per riconoscere i vari protagonisti convocati a Montecitorio. Ma non è l'unico album di figurine con cui Mario Draghi sta giocando in questi giorni. Ne ha un altro, che tiene gelosamente nascosto, con le facce dei suoi futuri ministri. Diversi nomi li ha già segnati, pare anche sondati al telefono. Durante questo primo giro di colloqui coi partiti, però, il premier incaricato sta evitando qualsiasi riferimento alla squadra di governo. Sa quali sono le aspettative delle forze politiche pronte a sostenerlo in Parlamento, è consapevole di dover concedere loro una quota di rappresentanza nei ministeri, ma è determinato a riservarsi ogni scelta. Con un paio di obiettivi precisi: marcare una netta discontinuità rispetto al governo uscente e affidare a tecnici di sua fiducia i ministeri economici. Tecnici economici Con il passare dei giorni, infatti, è sempre meno probabile la conferma di Roberto Gualtieri al Tesoro. Per quel posto ci sono vari candidati, come il vicepresidente della Banca europea degli investimenti, Dario Scannapieco, o due uomini della Banca d'Italia, Daniele Franco (ex Ragioniere dello Stato) e Luigi Federico Signorini, rispettivamente direttore e vice direttore generale a via Nazionale. Ma anche economisti noti al grande pubblico, come Lucrezia Reichlin e Carlo Cottarelli. Nessuno di loro direbbe di no alla chiamata dell'ex presidente della Banca centrale europea. Del resto, non è solo una la casella tecnica da occupare, ci sono anche il ministero dello Sviluppo economico e quello delle Infrastrutture. Senza dimenticare l'ipotesi di un incarico ad hoc per la gestione del Recovery Plan, collegato all'Economia o agli Affari europei. Restando sui ministri slegati dai partiti, restano forti le quotazioni di Enrico Giovannini, ex presidente dell'Istat, per il Lavoro o l'Ambiente, e quella dell'ex presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, per la Giustizia. Con l'ingresso di Forza Italia in maggioranza, infatti, viene meno la candidatura di Paola Severino, autrice della legge che prevede l'incandidabilità dei condannati in via definitiva. Mentre, se si concretizzasse anche l'adesione della Lega, rischierebbe di saltare la conferma, ritenuta da più parti probabile, di Luciana Lamorgese al Viminale. Difficilmente Salvini darebbe il via libera alla ministra che ha contribuito a smontare i suoi decreti sicurezza. Altri tecnici da considerare in pista: per l'Istruzione il professor Patrizio Bianchi, già coordinatore del comitato di esperti del ministero, per Università e Ricerca la rettrice della Sapienza di Roma, Antonella Polimeni. Politici, pochi ma buoni Procedendo per esclusione e ipotizzando l'assegnazione di un ministero per ogni partito (i più grandi potrebbero strapparne due), si possono delineare conferme e nuove entrate. Di certo, considerando le resistenze di Forza Italia e della Lega, a conservare il posto non saranno in molti. Ad avere più chances Roberto Speranza, come ministro della Salute (sempre che Leu non decida di restare fuori dalla maggioranza, in caso di presenza della Lega), per il Pd Lorenzo Guerini alla Difesa o Dario Franceschini ai Beni Culturali, per i 5 stelle Luigi Di Maio agli Esteri. In corsa per rimanere al governo, magari con incarichi diversi, anche Francesco Boccia (Pd), Stefano Patuanelli (M5s) e Teresa Bellanova (Italia Viva), che gradirebbe tornare all'Agricoltura. Per i renziani, in alternativa, c'è il nome di Ettore Rosato, visto che Matteo Renzi si è già chiamato fuori. E, d'altra parte, è improbabile che gli altri leader siano della partita: da Nicola Zingaretti (più facile che entri il suo vice, Andrea Orlando) a Giuseppe Conte, da Silvio Berlusconi a Matteo Salvini. Per Forza Italia potrebbe esserci il vicepresidente, Antonio Tajani, e magari una tra Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini. Per la Lega si fa sempre il nome di Giancarlo Giorgetti, in virtù del suo rapporto personale con Draghi, ma è anche possibile che si opti per uno o due tecnici di area. Che poi sarebbe la soluzione preferita da Draghi, non solo per la Lega, ma per tutti i partiti. Ovviamente subito dopo ci sarà da ragionare su tutti gli incarichi di seconda fascia, viceministri e sottosegretari, che si potranno assegnare più facilmente seguendo logiche politiche e gratificando anche le forze minori della futura maggioranza . 

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