Anglotedesco

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martedì 2 febbraio 2021

I 5Stelle verso il no a Super Mario.Di Battista: «Apostolo delle élite»


di Federico Capurso 

La rottura con Matteo Renzi, stavolta, è definitiva. «Da parte sua c'era solo la questione delle poltrone», attacca il capo politico Vito Crimi, una volta sancito il fallimento delle trattative. «Nessuna volontà di aiutare il Paese nel momento più difficile, nessun interesse verso i cittadini italiani o a lavorare per l'interesse della collettività». Ma il M5s, quando in serata parla Crimi, è già andato nel panico da un pezzo. Vengono organizzate riunioni carbonare in Senato, nelle chat si apre la caccia al colpevole, c'è chi chiede di tornare al voto e chi, come il deputato Emilio Carelli, dà l'addio. C'è una sola certezza: «Un governo tecnico, per noi, sarebbe un disastro». E infatti, prima ancora che dal Quirinale prenda la parola Sergio Mattarella, Alessandro Di Battista avverte i suoi con un post sui social: «Mario Draghi è l'apostolo delle élite. Repetita iuvant». La successiva notizia della convocazione dell'ex presidente della Bce al Colle, per stamani, fa quindi tremare le fondamenta del partito. Se il Movimento accetterà di sostenere un esecutivo guidato da Draghi, «il rischio di una scissione diventa concreto», ammette con una certa amarezza un ormai ex ministro M5S. Se invece i Cinque stelle decidessero di non appoggiarlo, perderebbero pezzi, con "nuovi responsabili" pronti al salto nel Misto, e si romperebbe l'asse con il Pd. L'appoggio grillino all'esecutivo del Presidente è quindi tutt'altro che scontato e si sta cercando una sponda col Pd per puntare al voto. I pentastellati vorrebbero, così facendo, frantumare Iv di fronte al pericolo delle urne e tentare, coi transfughi renziani, di formare in extremis un nuovo governo politico, con o senza Conte. Ma è una speranza che si infrange rapidamente. Dal Nazareno non ci stanno. E il segretario Dem Nicola Zingaretti lo fa sapere poco dopo: «Saremo pronti al confronto per garantire l'affermazione del bene comune del Paese». Una linea di partito, per i 5s, sarà comunque difficile da definire. Oggi si terrà l'assemblea congiunta dei parlamentari, che rischia di trasformarsi nell'ennesimo sfogatoio. Perché ognuno, ormai, ha già preso posizione in ordine sparso. «Nessuna fiducia ad un governo tecnico», scrivono i deputati Luigi Gallo e Andrea Colletti. Il collega Giorgio Trizzino va in direzione opposta: «La scelta di Mattarella è coerente con la drammatica situazione in cui è piombato il Paese». Dal Senato Laura Bottici spinge invece per il voto: «Così non ci stiamo più - twitta - Siamo pronti alle urne», e sulla stessa strada trova anche la corrente vicina a Di Battista. Si dovrà scegliere il male minore. Che potrebbe essere affrontare i prossimi mesi dai banchi dell'opposizione, pur di non frantumare il partito. Anche Roberta Lombardi, membro dell'organo di garanzia 5S e tra le più forti sostenitrici dell'alleanza dem, è disposta a metterla in pausa: «Siamo stati tenaci sul programma, resilienti nella pandemia, pazienti fino allo sfinimento nel cercare il dialogo, ora basta. Un governo tecnico è senza anima e senza visione. Non per noi». «Ma come siamo arrivati a questo punto?», si chiedono tanti parlamentari nelle chat interne. La prima reazione di rabbia, dopo il fallimento delle trattative con Iv, travolge il reggente Crimi. «Non siamo stati coinvolti», si lamenta la deputata Federica Dieni, mentre i senatori si riuniscono in gran segreto, anche loro infuriati per essere stati tenuti al buio. «Crimi, che è un capo reggente, ha alzato un muro in difesa di Bonafede, Azzolina e Parisi, ma in nome di chi?», chiede un senatore. Smentiscono, però, gli stessi vertici M5S: «Falso, non abbiamo posto alcun veto», e incolpano i renziani di ricostruzioni fantasiose. Si sarebbero invece offerti punti di caduta sulla prescrizione, sull'uscita di scena della ministra dell'Istruzione Azzolina, mentre Bonafede sarebbe stato spostato a Palazzo Chigi nel ruolo di vicepremier, al fianco di Andrea Orlando. Non è stato abbastanza. Ma forse - ammettono in serata - non lo sarebbe stato mai. 

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