Anglotedesco

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lunedì 8 febbraio 2021

Il Pd digerisce la Lega.Programma in 18 punti


da Carlo Bertini

 Europa, Ambiente, infrastrutture, lavoro e legge elettorale: quando oggi la delegazione del Pd, guidata da Nicola Zingaretti, varcherà il portone della Camera, porterà in dote a Mario Draghi una cartellina di 19 pagine. Con una intestazione: "Contributo Pd al programma di governo". E se i cinque citati sono i punti qualificanti delle richieste del Pd, non dovrebbe essere difficile cogliere un sorriso sul volto del premier incaricato. Perché - come dice uno dei partecipanti al colloquio di oggi - «sui temi siamo perfettamente allineati col premier». Se Draghi ha enfatizzato l'integrazione europea con la Bonino e Della Vedova magari per compiacere +Europa, l'impressione che ha dato è stata quella di chi non fa nulla a caso. Il premier incaricato batte molto sul tasto europeista perché forse ritiene di dover piantare bene il concetto. Non che Zingaretti e compagni sperino che Salvini si ricreda, «ormai ha pure cambiato posizione sui migranti», notano al Nazareno. E quindi non ripeteranno quanto detto al primo giro di consultazioni, che «una maggioranza troppo larga può indebolire il processo decisionale». Perché il premier lo sa già. Ma il Pd metterà sul tavolo una sfilza di proposte, un vasto programma articolato in 18 aree: Europa, Salute, Lavoro, Riforma fiscale, Istruzione-Ricerca-Cultura, Welfare e Terzo settore, Politiche di genere e Empowerment femminile, Giovani, Immigrazione, Rivoluzione Verde, Politiche industriali, Innovazione e trasformazione digitale, Pubblica amministrazione, Enti locali, Infrastrutture, Mezzogiorno e coesione territoriale, Giustizia, Riforme istituzionali. A parte ciò, il Pd non pone veti né diktat, anzi garantisce «massima disponibilità. Non abbiamo nessun problema con la Lega - dicono gli uomini del segretario - Noi ci rivolgiamo a Draghi, sta a lui fare la sintesi». E i dem non porranno neppure veti sulla composizione del governo tecnico o politico. «Deve decidere lui, del resto è un governo di emergenza». Ma se il premier scioglierà questi nodi dopo giovedì, perché dovrà aspettare l'esito della consultazione su Rousseau dei 5stelle, chi avrà i fari puntati su quel risultato sarà Zingaretti: se i 5S dovessero sfilarsi, il Pd resterebbe solo con la Lega a fare da ago della bilancia e le tensioni nel governo sarebbero altissime. 

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