Anglotedesco

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sabato 6 febbraio 2021

Il Pd frena: niente ministri politici se dovremo stare con Salvini


di Carlo Bertini 

In un partito con mille anime lo scontro, tutto in politichese e sottotraccia, stavolta è tra chi vorrebbe che entrasse anche la Lega nel governo e chi invece vede questo come un abbraccio mortale. I primi sono i «riformisti» ex renziani, convinti che sarebbe un bene per il paese se Giorgetti prendesse spazio nella Lega e se il processo politico conseguente all'appoggio di Draghi portasse a scolorire il sovranismo di Salvini. I secondi, ovvero la sinistra di Orlando e Bettini (ma anche i centristi di Dario Franceschini), temono l'abbraccio della Lega: meglio non farsi coinvolgere troppo con ministri politici. «La Lega abbandonerà le posizioni di Orban e sosterrà anche nel parlamento europeo la coalizione Ursula? », sfotte Alberto Losacco. «Si tratta di una conversione repentina credibile o solo di strategia? », chiede un altro deputato. I vertici dem temono dunque di finire in un governo debole paralizzato dai veti. I leghisti avrebbero gioco più facile a scassare il collante tra Pd e 5stelle. E a prendersi la scena. Un esempio: al primo barcone, che cosa potrà fare Draghi se Salvini chiederà di chiudere i porti? Insomma, ogni decisione sul Recovery plan e perfino quelle sulle riaperture delle attività, sono scelte politiche e non poterne prendere diminuisce la forza di un esecutivo. «Riforma fiscale, cassa integrazione. Come faremo? », si domanda una esponente della segreteria. «Un governo con un perimetro così largo ha per forza una durata a tempo...ravvicinato». Scosso da questo dubbio amletico, Zingaretti che fa? Conferma il sostegno a Draghi e nega che il Pd voglia concedere solo un «appoggio esterno». Ipotesi fatta girare come soluzione estrema, per far capire a Draghi che aria tira. Ma subito smentita. «L'Italia ha bisogno di un governo coeso e solidale, chiaramente europeista. In ogni caso il Pd non farà mancare il suo contributo», chiarisce il coordinatore della segreteria, Nicola Oddati. Zingaretti è stato chiaro con Draghi sui temi di programma cari al Pd per mantenere una distanza rispetto alla Lega, sapendo che Salvini avrebbe fatto l'europeista. Ma siccome le regole di ingaggio di Mattarella sono state altrettanto chiare, non potrà porre alcun veto. E che farà allora il Pd? Sceglierà una terza via, come sempre: se entrerà la Lega, farà entrare nel governo solo i cosiddetti «tecnici di area». Ovvero ministri vicini al Pd che provengono dalle istituzioni. Ma c'è un altro modello a cui Zingaretti e compagni guardano: quello del governo Dini del'95. Un modello in cui Giuseppe Conte dovrà mantenere un rapporto col paese. Pd e 5stelle faranno poi in modo di saldare l'alleanza, per andare ad elezioni con l'obiettivo di vincerle . 

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