Anglotedesco

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lunedì 8 febbraio 2021

Il Pd non mette veti sulla Lega

 



da IL CORRIERE DELLA SERA dell'8 febbraio 2021.Marco Galluzzo

Il Pd non mette veti sulla Lega e questa mattina parte il secondo giro di consultazioni di Mario Draghi. A metà settimana il premier incaricato potrebbe salire al Colle e proporre la squadra di governo. I dem sembrano avere superato i tormenti delle ultime ore. «Procederemo per punti comuni», dice il segretario Nicola Zingaretti. Che punzecchia Matteo Salvini: «Ci ha dato ragione». Il leader del Carroccio conferma l’apertura: «Non siamo per appoggi esterni, se c’è un progetto che ci convince ci staremo per la durata dei mesi che sarà». E Giuseppe Conte: «Non entro nell’esecutivo».Dopo i tormenti di due giorni fa il Pd sembra aver imboccato la strada. La partecipazione della Lega al governo non costituisce un problema per i democratici: «Procederemo per punti comuni» con gli altri partiti, dice Zingaretti, assicurando che governare con la Lega non mette in crisi nessuno, tantomeno lui, ma comunque punzecchiando Salvini sull’Unione Europea.Draghi continua a costituire un piccolo o grande terremoto per i partiti che lo appoggeranno e non solo. L’adesione molto ampia provoca anche accuse incrociate e rivendicazioni sui rispettivi programmi. Se Zingaretti sente il bisogno di smentire ogni perplessità interna, a sua volta Salvini smentisce di aver compiuto una riconversione europea poco coerente.È nello studio di Lucia Annunziata, su Rai3, che Zingaretti dà la linea: il leader del Carroccio «ha dato ragione al Pd», è convinto il segretario dei dem. D’altra parte, osserva, «tutti possono riconoscere che l’idea di superare i problemi distruggendo l’Europa era fallimentare». Le priorità per il Pd, al momento, sono il lavoro e la riforma del fisco «all’insegna della progressività, della giustizia e della sburocratizzazione».Ma si fa sentire anche Matteo Salvini, che torna a parlare di governo a tempo e non di legislatura: «Non siamo per appoggi esterni, robe strane, mezza pensione benevola o appoggio esterno sorridente.Se c’è un progetto di Paese che ci convince, ovviamente della durata dei mesi che sarà, ci siamo. Altrimenti non ci staremo. Ma io penso che ci sia la chiara convinzione che occorra ancora tagliare tasse e burocrazia».Salvini risponde a chi gli contesta la conversione europeista: «Io sono pragmatico e concreto, lascio agli altri le etichette, siamo mani e piedi in Europa, basta che ci difenda». Poi nega che nel colloquio con il premier incaricato si sia parlato di posti e ministri: «Non abbiamo assolutamente neanche cominciato. Noi abbiamo detto l’esatto contrario, ci vedremo e porteremo le nostre proposte sull’uso dei fondi Ue».La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, invece rimarca i motivi della scelta di restare all’opposizione: «Sicuramente sarò isolata dal mainstream e me ne sono accorta dai giornali di questi giorni. Ma non mi pare di essere così isolata tra gli italiani,perché molti, come me, si interrogano su questa nostra democrazia imperfetta e sul fatto che qui si cerchi sempre una strada per non votare».Riprendono oggi pomeriggio, intanto, le consultazioni di Mario Draghi. In contatto con il capo dello Stato, il premier incaricato ha lavorato al programma e alla squadra di governo: l’obiettivo è chiudere il secondo giro di confronti con i partiti mercoledì per poi salire al Colle e giurare giovedì. Entro la settimana dovrebbe arrivare la fiducia del Parlamento. Venerdì potrebbe esserci la prima uscita ufficiale di Draghi da presidente del Consiglio, in occasione delle celebrazioni per l’anniversario dei Patti Lateranensi.

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