Anglotedesco

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giovedì 4 febbraio 2021

Il Pd vuole convincere il M5S «Serve il vostro appoggio e teniamo unita l’alleanza»

 


da IL CORRIERE DELLA SERA del 4 febbraio 2021

Non era questo l’epilogo auspicato dal Pd. Anzi, contro questa soluzione della crisi i dem hanno combattuto fino all’ultimo. Con un obiettivo: «Mai un governo istituzionale, perché sarebbe la nostra morte, i grillini esploderebbero e noi vanificheremmo tutto il lavoro fatto per creare con loro un’alleanza organica». Si erano detti questo i dirigenti del Pd nelle innumerevoli riunioni di tutti i giorni della crisi.Ma poi si è materializzato l’altro ieri sera il nome di Mario Draghi. Un nome importante. «Impossibile dirgli di no», è stata la presa d’atto del Nazareno. Perciò il giorno dopo il Pd ha cercato di aggiustare il tiro e di trovare la via per tenere ancora insieme l’alleanza con i 5 Stelle.Solo Goffredo Bettini ha ripetuto la parola che ormai, da quando Sergio Mattarella l’ha espunta dal vocabolario della politica attuale, quasi nessuno al Nazareno osa più pronunciare: elezioni. «Bisogna ridare la parola ai cittadini», ha detto il padre nobile del Pd. E ha aggiunto: «Non si può buttare a mare l’unico schema con cui si può battere la destra». Ma il partito non gli è andato dietro. Anche se il vicesegretario Andrea Orlando ha lasciato ancora aperta quella strada quando ieri mattina ha detto: «Non basta dire che è arrivato Draghi».Ma gli altri, quelli che non sono mai stati sulla linea «Conte o elezioni», hanno fatto sentire la loro voce. È il caso di Fausto Raciti, che è intervenuto subito per stoppare questa ipotesi: «Bettini antepone i presunti interessi di parte agli interessi dell’Italia. Mi auguro che il Pd non persegua questa impostazione».E in effetti Nicola Zingaretti, che pure è stato uno dei più convinti sostenitori del «Conte o elezioni», ha seguito una strada diversa. Un approccio pragmatico: «È chiaro che dire di no a Draghi adesso sarebbe una follia. Ma per noi se non ci sono i 5 Stelle è un problema, quindi dobbiamo coinvolgerli, perché il perimetro di questo governo è importante».

Perciò il leader del Pd non perde tempo e prende l’iniziativa. Del resto sempre più voci nel suo partito ripetono che «sostenere Draghi è l’unica strada».Il capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci lo paragona al Ciampi del ’93, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori osserva: «Se il governo decolla è una grande occasione».L’obiettivo quindi, ora, è quello di convincere i 5 Stelle a farsi coinvolgere nel governo Draghi. Per questa ragione, oltre che per salvaguardare un’alleanza che ritiene fondamentale, in vista delle prossime elezioni amministrative e, poi, delle politiche, Zingaretti ha chiesto un incontro ai 5 Stelle e a Leu. Il leader del Pd sa che mantenere l’alleanza salda è fondamentale, per il futuro ma, a suo avviso, anche per «la stabilità di questo governo». La riunione viene indetta seduta stante.Ma c’è di piu: Zingaretti punta su Giuseppe Conte per riuscire in questa impresa. Perciò chiama il premier uscente. E Dario Franceschini, che da sempre coltiva l’idea di un’alleanza stabile con i 5 Stelle, è convinto che «proprio Conte sarà il primo e più convinto sostenitore di Draghi» e che sarà possibile dare una risposta all’appello del capo dello Stato.

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