Anglotedesco

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martedì 9 febbraio 2021

Il piano Dibba.Un Vaffa Day online e poi l'astensione



 Io speriamo che... mi astengo. Volendo parafrasare il titolo di un celebre libro se ne potrebbe fare lo slogan di battaglia dell'armata di Dibba. La fronda guidata da Alessandro Di Battista resta contro «il governo delle banche» di Mario Draghi, «il preferito delle élite», organizzando ieri sera un "Vaffa Day 2021" su Zoom con l'obiettivo che sia contemplata anche l'astensione tra le opzioni sulla piattaforma Rousseau. Il primo V day fu l'8 settembre 2007, quando Beppe Grillo in piazza Maggiore a Bologna irruppe nella scena politica italiana per proporre un Parlamento pulito. Lo scopo del V day di ieri sera invece era molto più prosaico: poter scrivere "non so" al referendum online in cui gli iscritti al M5S decideranno l'appoggio o meno al nuovo esecutivo. Barbara Lezzi, ministra per il Sud nel governo gialloverde del Conte I, fedelissima di Dibba, spiega così l'idea dell'astensione: «Ci consentirebbe piena libertà di valutare ogni provvedimento presentato in Parlamento e saremmo più capaci di incidere sulle scelte del governo». Lo stesso Di Battista, intervistato da Andrea Scanzi su Fb, rivela cosa c'è dietro la strategia dell'astensione: «Non entrare nel governo vuol dire avere più potere per certi versi: se stai dentro è più complesso denunciare le porcate». Nella compagnia di giro di Dibba ci sono almeno una ventina di parlamentari, tra questi anche Laura Granato, Raphael Raduzzi, Andrea Colletti, Alvise Maniero e Elio Lannutti. «Il M5s non può accettare di stare al governo con la Lega e, ancora di più, con Berlusconi», tuona Lezzi. Concetto ripreso da Di Battista per evocare la scissione: «Mi darebbe molto fastidio vedere ministri del Movimento sedersi accanto a quelli di Forza Italia. Mi auguro che questa scelta non si faccia, in caso contrario rifletterò su quello che dovrò fare io». Stare dentro o stare fuori. È il dilemma che attanaglia Dibba fin dall'inizio della carriera politica. Dopo il primo mandato ha lasciato il Palazzo per viaggiare e scrivere. Con Salvini era a suo agio, ma col Pd prima e con l'uomo del "whatever it takes" ora proprio non ci sta. Sempre a Scanzi confida di dissentire con Grillo per la svolta pro Draghi: «Ma gli sarò sempre riconoscente, la mia stima nei suoi confronti è immutata», dice. «La battaglia continua, non me ne vado».

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