Anglotedesco

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lunedì 8 febbraio 2021

L'agenda di Mario Draghi

 


Di riforma del Fisco si parla da decenni, ma il governo uscente un primo passo con l'introduzione dell'assegno unico per il figlio l'ha fatto. Tre i problemi da affrontare: l'eccessivo peso delle tasse (cuneo fiscale in primis), la lotta all'evasione, e la semplificazione delle procedure. Occorre decidere che fare dei 50 milioni di cartelle congelate sino a fine mese e poi, entro luglio, va data attuazione all'assegno unico. Il grande tema però è quello dell'Irpef. Tante le ipotesi sul tavolo, a partire dal taglio delle aliquote caldeggiato dai 5 Stelle, al prelievo progressivo che piace a Pd e Leu, alla flat tax di Salvini. 

La giustizia è una gran zavorra alla competitività del Paese. I nostri processi sono particolarmente lenti. Gli ultimi dati del Consiglio d'Europa dicono che per avere una sentenza penale in primo grado occorrono 361 giorni, contro una media europea di 144 (i peggiori nella Ue). Nel civile, di giorni ne occorrono 527 contro 233. Nei processi amministrativi, due anni e mezzo, più del doppio della media europea. I fondi del Recovery dovrebbero permettere un forte incremento e svecchiamento degli organici, e una massiccia informatizzazione. Ma senza una riforma incisiva dei codici, sarà tutto inutile. 

La riforma della Pa è notoriamente, da sempre, un'altra delle priorità del Paese. Ce lo rinfacciano tutti. Se l'Itali a da anni cresce troppo poco, soffre di un gap di produttività ed attira pochi investimenti esteri è perché la macchina pubblica è troppo lenta, le leggi sono troppe e perché non esiste un sistema per misurare i risultati e premiare il merito. Nel Recovery plan Conte aveva previsto la riforma della giustizia civile e stanziato 11,5 miliardi per la digitalizzazione della Pa: sforzi importanti che da soli non bastano a risolvere un problema ben più grande. 

Due i capisaldi annunciati: europeismo e altantismo. E ci mancherebbe per un Draghi che ha affinato gli studi al Massachusetts Institute of Technology e da ultimo è stato presidente della Banca centrale europea. Nella sua visione, europeismo e atlantismo non possono entrare in conflitto. Come enunciato da Sergio Mattarella: «Unione europea, Nato e Nazioni Unite sono le organizzazioni internazionali di riferimento a cui l'Italia partecipa con convinzione e determinazione e in seno alle quali opera come protagonista», dice spesso il Capo dello Stato. 

Il primo nodo sanitario da sciogliere saranno le forniture dei vaccini. Una via d'uscita ci sarebbe: spingere le multinazionali che detengono il brevetto ad autorizzare la produzione del vaccino anche ad altre aziende con stabilimenti in Italia. Che è poi quanto ha già fatto la Francia. Ma già il 15 febbraio Draghi dovrà decidere se prorogare o non il divieto di spostamento dalle regioni gialle, mentre i ristoratori premono per riapparecchiare la sera. Due scelte che indicheranno se si proseguirà nella linea del rigore. 

La riconversione green è il pilastro del Recovery. E lavoro ce ne sarebbe un bel po', dagli invasi agli acquedotti, al dissesto idrogeologico, alla modernizzazione energetica e sismica delle costruzioni, alle energie rinnovabili. Ma in Italia, non c'è cantiere che apra mai per davvero, e quando arrivano i progetti e i fondi, tutto si ferma per contenziosi tra le ditte, entro il 31 giugno 2023 si deve superare la fase del progetto e dell'assegnazione di gara; entro il 31 giugno 2026 il collaudo. Pena la restituzione dei fondi. 

La riconversione green è il pilastro del Recovery. E lavoro ce ne sarebbe un bel po', dagli invasi agli acquedotti, al dissesto idrogeologico, alla modernizzazione energetica e sismica delle costruzioni, alle energie rinnovabili. Ma in Italia, non c'è cantiere che apra mai per davvero, e quando arrivano i progetti e i fondi, tutto si ferma per contenziosi tra le ditte, entro il 31 giugno 2023 si deve superare la fase del progetto e dell'assegnazione di gara; entro il 31 giugno 2026 il collaudo. Pena la restituzione dei fondi. 

«I ragazzi hanno perso troppe lezioni, bisogna riorganizzare il calendario scolastico», sono le prime osservazioni del presidente incaricato Mario Draghi sulla scuola, come hanno riferito i gruppi ascoltati ieri. Una delle idee è allungare le lezioni fino al 30 giugno, per recuperare parte di didattica in presenza. Possibilisti i presidi, in attesa i sindacati dei docenti. Il secondo nodo da affrontare sono le 10mila cattedre vacanti. Vanno assunti in fretta nuovi prof per non riproporre a settembre l'usuale scenario di supplenti e precari. 

Le priorità di Mario Draghi per lavoro e imprese sono due. Primo: la definizione del nuovo decreto Ristori da 32 miliardi di euro per imprese e attività commerciali colpite dalla pandemia. Per lui è il dossier più delicato e urgente. Durante l'incontro con i partiti ha sottolineato la necessità di superare la logica dei contributi a fondo perduto, e concentrarsi sul finanziamento delle imprese in grado di risollevarsi dalla crisi. La seconda priorità sarà la soluzione al blocco dei licenziamenti, in scadenza il 30 marzo. 


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