Anglotedesco

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lunedì 8 febbraio 2021

L'avvocato e il banchiere filo Ue.La rivalità e quell'amore mai nato

 


di Ilario Lombardo 

In questi giorni tra i leader dei partiti e componenti delle delegazioni invitate alle consultazioni si è parlato molto della voce di Mario Draghi. Pochissimi la conoscevano, pochi la ricordavano. L'assenza di voce è qualcosa di più del silenzio, è una presenza che a distanza incute timore, e nel chiasso della politica è facile che diventi il prerequisito di qualcosa che si vuole percepire come un oracolo. Su questa distanza è stata scavata tutta la diffidenza di Giuseppe Conte. Dicono che Draghi noti e annoti tutto. E che, poi, a suo modo, faccia notare. Chi lo conosce e ha avuto l'opportunità di raccogliere le sue considerazioni negli ultimi mesi, sa che l'ex presidente della Bce si è sentito un po' profeta senza ascolto in patria, esiliato nel buen ritiro di Città della Pieve, quando invece la sua esperienza in un momento drammatico come quello della pandemia sarebbe potuta servire, se solo qualcuno gli avesse chiesto una mano. Detto in altri termini, il banchiere ha visto attorno a sé crescere i sospetti che si riservano ai contendenti, che quando sono potenziali possono fare ancora più paura.Lo scorso settembre, stufo di sentirselo evocare come angelo salvatore pronto a sostituirlo, il presidente del Consiglio Conte svelò il contenuto di un colloquio avvenuto con l'ex numero uno della Banca centrale europea. Raccontò che un anno prima, quando fallì il tentativo di portare il socialista Frans Timmermans a capo della Commissione europea, propose Draghi alla guida del governo dell'Ue: «Mi disse che non si sentiva disponibile perché era stanco della sua esperienza europea». Diverse fonti raccontano che a Draghi non fece molto piacere. Anzi pare sia stato proprio irritato da quel tono liquidatorio che sembrava confermare le voci di chi sosteneva che il premier soffrisse l'ombra del banchiere pronta ad allungarsi su Palazzo Chigi. L'aneddoto è tornato a circolare moltissimo tra i partiti. A settembre 2020 sono già un po' di mesi che Draghi è diventato un pensiero fisso di Conte. Dell'ex governatore di Bankitalia parla Renzi, ma ne parla pure FI, e, nella Lega, Giancarlo Giorgetti, il primo a sostenere l'idea di un suo governo. In realtà ne parlano molto anche nel M5S, come rivelò un ministro grillino. Durante incontri privati ai vertici, e ancora di più con i colleghi più fidati, è Luigi Di Maio ad affrontare l'ipotesi di Draghi.Con gli altri, si fa la domanda a cui sarà costretto a rispondere dopo qualche mese: «Cosa faremmo se la situazione dovesse precipitare, sosterremmo o no un governo Draghi?». Nessuno nello stato maggiore grillino, già allora, lo escludeva. Sono le difficili settimane dell'emergenza sociale ed economica seguita al lockdown, quando la paura di non riuscire a essere all'altezza della situazione attanaglia i membri del governo. Conte vede spuntare il nome di Draghi ovunque. A un certo punto, ad aprile, circola la notizia della nomina del banchiere a capo della task force per la fase due dell'emergenza, quella della ricostruzione sociale ed economica. La notizia è falsa ma qualche giorno dopo è il manager Vittorio Colao a essere chiamato in quel ruolo. I mesi passano e Draghi resta dov'è, periodicamente lo contattano diversi politici. Lui ascolta molto e a qualcuno sarebbe arrivato a confessare, con un tocco d'ironia, di trovare curioso di avere avuto più frequentazioni con le cancellerie straniere che con il governo italiano. Quel che è certo è che Conte non è stato così sorpreso quando al Quirinale hanno pronunciato il nome di Draghi. I suoi collaboratori hanno intuito subito quanto sarebbe stato difficile opporsi a un suo governo e vivere di confronti con l'ex Bce. L'avvocato, uscendo da Palazzo Chigi, dopo un'ora di faccia a faccia col banchiere ha parlato di colloquio «aperto». Ha confermato che non entrerà nel governo del suo successore, né farà il candidato sindaco a Roma. Nel Pd e nel M5S danno come più concreta la possibilità che possa candidarsi alle suppletive per il seggio di Siena alla Camera lasciato vacante da Pier Carlo Padoan. Il 22 febbraio scade l'aspettativa da professore ed è atteso all'Università di Firenze. Per circa un anno - per ragioni di incompatibilità - non potrà concorrere per la cattedra alla Sapienza di Roma. Conte si è dato un anno per costruire la sua nuova vita politica, legata ai 5S e alla coalizione col Pd. 

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