Anglotedesco

Anglotedesco

domenica 7 febbraio 2021

Lo show di Grillo il «motivatore» Ma al Senato per ora resta la fronda

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 7 febbraio 2021.Alessandro Trocino

Le risate si sentono cinque piani più sotto, con i cronisti che allungano orecchie e microfoni per captare le voci dal palazzo dei gruppi parlamentari, ma si ode solo l’eco di un vocione teatrale e ogni tanto un applauso, a puntellare le battute. Non somiglia granché a una riunione di partito, quella che tengono i 5 Stelle prima dell’incontro con Mario Draghi; è piuttosto qualcosa a metà tra un team building, una seduta per rinvigorire un gruppo demotivato, e uno di quegli show che riempivano i teatri. «Beppe Grillo is back» e molti dei presenti devono ridere tanto per dimenticare che il Movimento si sta per sedere al tavolo con Draghi (che il fondatore definì una «Mary Poppins un po’ suonata») con «Renzie» il «killer politico», con lo «psiconano» Berlusconi e con l’ex alleato «traditore» Salvini.

Il gruppo è allo sbando, decine di senatori sono ostili a Draghi, che a loro ricorda il governo tecnico di Mario Monti («Rigor Monti» o «Bin Loden», per citare altri epiteti del fondatore). Riconvertire idee e pregiudizi è un’operazione a cuore aperto e per questo Grillo si dedica innanzitutto al gruppo dirigente (seguirà post). Gli avevano chiesto in molti un incontro, compreso Conte, ma il fondatore non ne può più di richieste, suppliche e lamentele, quindi indice la riunione-show collettiva. Ed è prodigo di battute, quelle che fanno ridere tutti meno l’interessato. All’ex premier dice: «Tu dovresti fare il ministro al Recovery».

L’alternativa sarebbe un ruolo agli Esteri, ma Di Maio non apprezza. E poi, sussurrano, «può andare alla Farnesina uno che tifava per Trump?». Il protagonismo di Conte piace e preoccupa. Si iscriverà? Entrerà nel direttorio? Farà parte della Nato? «Ma ci vuole andare Renzi». Il Commissario europeo? «Ma Gentiloni non si schioda, fanno 30 mila euro lorde al mese». E perché non sindaco di Roma? Grillo scherza anche con Fraccaro e Bonafede: «Non avete fatto granché, vi siete fatti fregare dal Pd». A D’Incà: «Ti piacerebbe fare ancora il ministro, eh».

Uno dei partecipanti la chiama «festicciola delle medie» e lo spirito di questi 45 minuti è quello. C’è anche un «imbucato speciale», come viene chiamato: è Davide Casaleggio. Raccontano che stesse per andare altrove quando ha saputo dell’incontro e si è autoinvitato. «A che titolo? — protestano in chat —. Ha passato anni a dire che non aveva un ruolo politico». Ad aumentare i mugugni, Casaleggio arriva accompagnato da Enrica Sabatini, di Rousseau. Stessa domanda: a che titolo? Casaleggio ha bisogno di rientrare in gioco, vede con favore il governo («pensa agli affari») e preme perché si voti sulla sua creatura digitale. L’ipotesi non piace a molti, perché riattiva un legame che si era raffreddato. Ma i vertici sono favorevoli soprattutto per consentire ai riluttanti — se i militanti diranno sì — di cambiare idea e sposare Draghi senza troppi rimorsi.

Gli indecisi sono troppi. Al Senato si parla di una quarantina. In molti scommettono che alla fine i no saranno 8-10, oltre a qualche assenza strategica. Laura Bottici, questore, è in attesa: «Parto da un no, ma sto aspettando che qualcuno mi convinca. Quando sento la parola Draghi mi viene la pelle d’oca, ma per decidere voglio capire bene cosa ci propone». Di Battista, invece, non ha dubbi: «Assembramento parlamentare pericoloso, la stragrande maggioranza delle forze politiche che si stanno inchinando al tredicesimo apostolo non rappresenta le mie idee». Carlo Sibilia è sferzante: «Se parla da solo non può certo cambiare idea. FI? Abbiamo digerito Lega e Pd, possiamo digerire anche Berlusconi».

Nessun commento:

Posta un commento