Anglotedesco

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giovedì 4 febbraio 2021

Lo sprint Draghi si a ministri-politici.Governo più vicino

 



di Alessandro Barbera 

Nessuna pentola d'oro in fondo all'arcobaleno. Il Recovery Fund è «una sfida difficile in una situazione difficile». E siccome la ripresa non è lontanissima «bisogna arrivarci preparati con scelte coerenti di politica fiscale». Nel primo giorno di consultazioni Mario Draghi non si sbilancia su quale governo, quanti tecnici, quale maggioranza. Ascolta, prende appunti, fa capire di avere in testa soluzioni che vanno oltre gli schieramenti. E però la politica non vuole farsi commissariare. Pd e Cinque Stelle non vogliono rompere l'alleanza faticosamente costruita in questi mesi, la Lega vorrebbe aggiungersi a Forza Italia ed essere parte integrante di un governo di quasi unità nazionale. E così, mentre l'ex presidente della Banca centrale europea incontra tutti i gruppuscoli di Camera e Senato, Pd, Cinque Stelle, l'ex premier Giuseppe Conte e Matteo Salvini parlano, parlano, parlano. Il capogruppo in Senato del Pd Andrea Marcucci dice che non ci sono le condizioni per un governo allargato a destra. Beppe Grillo vuole una patrimoniale sui più ricchi, la Lega pone come precondizione il no a qualunque aumento di tasse, soprattutto se sulla casa. Ma Draghi non può tornare da Mattarella con una maggioranza risicata, dunque occorrerà aver pazienza e ascoltare ancora per giorni dichiarazioni tattiche e riposizionamenti. D'altra parte il quadro politico in Parlamento è quello che è. Basta scorrere la lista dei partiti che ieri Draghi ha dovuto incontrare: i gruppi di Azione, più Europa e Radicali italiani, il Maie (Movimento associativo degli italiani all'estero) con il Partito socialista, il Centro democratico, le minoranze linguistiche, Noi con l'Italia, Usei e Cambiamo. Il calendario delle consultazioni prevedeva di chiudere i lavori alle 18. 30, il premier incaricato ha congedato l'ultimo gruppo alle 18. 46. Oggi è il giorno di Pd, Forza Italia e il partito di Renzi, sabato di Lega e Cinque Stelle. Si può scommettere che il governo Draghi nascerà, ma non è ancora chiaro quale sarà il suo "perimetro". Questa parola, ripetuta più volte nelle ultime ore dai protagonisti, sottolinea involontariamente il commissariamento a cui è sottoposta la politica. In realtà il "perimetro" non è così complicato da spiegare. Dato per scontato il sì di gran parte dei parlamentari della vecchia maggioranza Pd-Cinque Stelle-Italia Viva, e dato per scontato l'appoggio di Forza Italia (oggi per suggellarlo arriverà dal rifugio anti-Covid della Costa Azzurra Silvio Berlusconi) e il probabile no di Giorgia Meloni, resta da capire se la Lega sarà della partita. Claudio Borghi, uno degli ispiratori della politica economica del Carroccio, spiega in sostanza che le condizioni del Carroccio sono tre: «Niente aumenti delle tasse, soprattutto sulla casa, niente strette alle pensioni, una qualche prospettiva su quanto debba durare questo governo». Se Draghi sarà in grado di convincere Salvini, allora la Lega sarebbe persino disponibile a esser dentro con suoi ministri. «O dentro o fuori», dice Borghi. Nella Lega, così come nei Cinque Stelle, convivono due anime. L'ex sottosegretario di Palazzo Chigi Giancarlo Giorgetti è il più grande sostenitore del sì: «Senza la Lega il governo Draghi sarebbe zoppo». Inutile dire che al riparo da taccuinie telecamere di parla molto anche di poltrone, ma poiché Draghi alla bisogna è uno capace di trattare come qualunque politico, per il momento non si sbottona. Ha vagheggiato il ministero degli Esteri per il premier uscente, ha fatto capire che a certe condizioni potrebbe accettare nella squadra qualche esponente di partito. Ma poco di più: per lui la squadra dovrà essere snella e non potrà essere fatta col manuale Cencelli. Per trovare una soluzione ci vorrà ancora qualche giorno, forse un nuovo giro di incontri con i partiti. Ma gli investitori sono convinti che un "perimetro" sufficientemente ampio si troverà. Altrimenti non si spiegherebbe perché, a fronte di tutte questi distinguo, ieri per qualche ora lo spread fra Btp e Bund è sceso sotto la soglia psicologica dei cento punti, un livello che non toccava da cinque anni. La lista delle questioni che aspettano Draghi sul tavolo di Palazzo Chigi sono così tante e così complesse che i distinguo fatti fin qui fanno impallidire. Nell'ordine: completamento del Recovery Plan, approvazione del decreto ristori (32 miliardi di euro), proroga del blocco dei licenziamenti (i sindacati la invocano), scadenza della legge che ha introdotto quota cento sulle pensioni, acquisto (da parte di Cdp) delle quote di Autostrade, completamento della ricapitalizzazione di Alitalia (già nel mirino della Commissione europea per i precedenti aiuti pubblici) . 

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