Anglotedesco

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lunedì 8 febbraio 2021

MASSIMILIANO FEDRIGA:"Era necessario,la Lega uscirà più forte"

 


Intervista di Amedeo La Mattina 

Tra gli amministratori leghisti Massimiliano Fedriga è uno dei più convinti della bontà del governo Draghi, un'esperienza che il governatore del Friuli Venezia Giulia considera «molto utile per il Paese» ma anche per la crescita dello «spessore politico», nazionale e internazionale, del suo partito. I vostri eventuali alleati, a cominciare dai 5 Stelle, hanno una visione molto diversa su alcune questioni a forte impatto economico come le infrastrutture e le opere pubbliche. 

È il terreno su cui è caduto il primo governo Conte. Non temete che si ripeta la stessa paralisi? 

«La Lega ha affrontato il nuovo scenario politico in maniera concreta, non in maniera fideistica. Non abbiamo detto sì al professor Draghi a tutti i costi. Salvini vuole parlare di temi concreti e siamo convinti che l'autorevolezza del presidente incaricato sia di buon auspicio per difendere gli interessi del Paese e non farsi paralizzare dai no. Da quello che finora abbiamo capito delle sue intenzioni, il professor Draghi vuole avviare le opere pubbliche, accelerare la realizzazione delle infrastrutture, favorire la libertà di impresa e concorrenza. Allo stesso tempo vaccinare nel minor tempo possibile la stragrande maggioranza degli italiani. Il piano vaccinale non è solo una questione sanitaria: ha pure un enorme risvolto economico». 

Gli altri pongono veti nei vostri confronti. Non avete alcun imbarazzo a governare con il Pd e Leu? 

«Certo, abbiamo una visione politica ed economica diversa ma quella che potrebbe nascere non è una coalizione politica ma una risposta all'appello del capo dello Stato per affrontare un'emergenza. È un momento in cui sono in ballo le sorti dell'Italia, e non lo dico con retorica, ma sulla base dell'esperienza che ho maturato come amministratore di una Regione. Sono sotto gli occhi di tutti i rischi e le opportunità che ci sono per le nostre famiglie, le nostre imprese. Si tratta di capire cosa serve al Paese. Sicuramente non un accordo al ribasso. Dobbiamo essere all'altezza di questo momento storico e politico. Poi ogni partito tornerà alla sua casella iniziale». 

Giorgia Meloni è convinta che l'ammucchiata fallirà e che rimanendo all'opposizione potrà capitalizzare un maggiore consenso a vostro discapito. Che ne pensa? 

«Al nostro interno abbiamo ragionato su cosa è meglio fare e abbiamo convenuto che non è il momento di mettere gli interessi della Lega davanti a tutto. Fare opposizione è la scelta più facile, magari conquisti più consensi, impegnarsi in una maggioranza invece comporta dei rischi: comunque rispetto le scelte di tutti. Personalmente penso che la Lega da un'eventuale esperienza di governo con una personalità come Draghi ne uscirà rafforzata». Salvini dovrà entrare nel governo? «Noi non mettiamo veti agli altri e non sopportiamo che gli altri li mettano a noi. È sbagliato il gioco dei veti: se ci bloccassimo su questo dimostreremmo per l'ennesima volta il senso di irresponsabilità della politica. I ministri li sceglie Draghi. Parlare di nomi non aiuta il suo lavoro». 

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