Anglotedesco

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sabato 13 febbraio 2021

MATTEO SALVINI:"«Giusto esserci, per equilibrare»




 da IL CORRIERE DELLA SERA del 13 febbraio 2021.Marco Cremonesi

«Sono davvero molto contento. Se in questo governo non ci fosse la Lega, saremmo a guardare da fuori un governo di sinistra». Matteo Salvini ha saputo dal presidente del Consiglio Mario Draghi quali fossero i ministri leghisti poco prima che il premier salisse al Colle.

Nemmeno lo sapevano gli interessati?

«No. Ho chiamato Garavaglia che stava preparando la cena a Marcallo con Casone e Stefani che stava facendo lo stesso a Trissino e li ho avvertiti».

Come dire che il premier nemmeno ne ha discusso?

«Guardi che non ce n’è stato bisogno. Io non avevo chiesto alcun ministero. Ma sono molto contento davvero, non è una dichiarazione di rito. Sviluppo e turismo sono fondanti per la ripartenza, e l’attenzione per la disabilità è davvero un mio pallino da anni, lo sanno tutti. No, guardi: abbiamo tre incarichi importanti e tre persone che sapranno interpretarli al meglio».

Ma lei nemmeno ha detto una parola? Una garanzia? Una richiesta?

«Io gli ho detto: “Sulle infrastrutture siamo tranquilli? Lui mi ha detto “sì, riapriamo”...». Quello per noi era fondamentale. Oggi ho letto che il Mose da ottobre ha salvato Venezia dall’acqua alta venti volte. E io penso al Ponte sullo Stretto, alla Gronda, all’alta velocità al Sud, alle strade in Sicilia…».

A proposito di Sud. I vostri ministri sono due lombardi e una veneta. Draghi pensa alla Lega Nord?

«Guardi, non è che ci sia stato gran dibattito... Ma in termini di squadra di governo in generale io spero di poter dare spazio a tutti. Sul lavoro a Durigon, al Sud abbiamo tante persone eccellenti. I ministri sono una parte. Poi, spero che si possano mettere a fuoco in modo più preciso geografia e contenuti».

Lei però non sembra un fan dei ministri Speranza e Lamorgese...

«Conto che siano affiancato da leghisti in gamba che sappiano contribuire a un robusto cambio di rotta. So che non sembrerà oggi una priorità, però nei giorni scorsi mi sono andato a riguardare le tabelle degli sbarchi. Nel 2019, 11 mila arrivi. L’anno scorso, 33 mila. Tre volte tanto. Una delle non molte cose che ho detto a Draghi è che a Lampedusa la musica deve cambiare».

Lei aveva anche chiesto, pubblicamente, la rimozione di Arcuri da commissario all’emergenza Covid.

"Scusi, ma di mascherine fantasma e vaccini fantasma, io credo proprio che possiamo fare a meno. La musica dopo un anno può cambiare. Ma sarà sempre il presidente del Consiglio a valutare il lavoro delle persone nella sua squadra».

Molti sostengono che la sua scelta di apertura al governo, con una nuova disponibilità verso l’Europa, sia puro tatticismo. Hanno torto?

«Per me o è bianco o è nero. Se faccio una scelta è perché ne sono convinto. E io oggi sono convinto che questa scelta porterà più Italia in Europa.Prenda la direttiva Bolkestein, che vorrebbe la svendita delle nostre spiagge. Il ministro del Turismo dirà no: le spiagge italiane restano italiane. Non so se questo è sovranismo. So però che se fossimo rimasti fuori, non avremmo potuto incidere».

Ricorda il momento preciso in cui ha deciso di dire sì anche ad un governo con il Pd?

«Una decina di giorni fa mi sono addormentato leggendo le email di imprenditori, genitori separati, sindaci. Tutti mi dicevano di andare, di starci. Quando mi sono svegliato, avevo deciso. Preferisco giocarmi la partita che guardarla dagli spalti. Se non giochi per paura di perdere, hai perso di sicuro».

La cosa più urgente sul tavolo del governo?

«Ovviamente le vaccinazioni, il lavoro e la riapertura di bar, ristoranti, palestre...».

Salvini, dovrà mordersi la lingua tante volte? Pd e M5S a parte, anche in Forza Italia Brunetta e Carfagna non sembrano proprio filo leghisti…

«Noi ci affidiamo alle scelte del premier, e ci auguriamo un cambio di passo sulla salute e la sicurezza. Però, che sollievo non dover più dipendere da Azzolina, Bonafede, De Micheli. E niente più Conte e Casalino...».

Non teme che Giorgia Meloni saprà ben sfruttare il suo ruolo di oppositrice unica?

«Ma no. Io rispetto profondamente la scelta di Giorgia Meloni, ma credo anche di aver fatto, per quel che mi riguarda, una scelta per l’Italia e non partitica».

Non litigherete sulle candidature nelle città?

«No. Questa settimana riconvocherò il tavolo per le Amministrative, sappiamo tutti che a livello di Comuni e Regioni il centrodestra è una squadra vincente».

E nella Lega? Il ruolo di Giorgetti non si presta ad alimentare polemiche?

«Ma no. Io sono assolutamente orgoglioso del fatto che la Lega amministri migliaia di Comuni e 14 Regioni. Sono orgoglioso dei nostri uomini e donne. Pensi che i due leghisti che avevano già fatto i ministri, Centinaio e Locatelli, avrebbero potuto avere qualche rammarico. E invece, sono stati i primi a mettersi a disposizione dei nuovi ministri. Le polemiche le fanno i giornalisti... E peraltro, nella Lega, la prima e l’ultima parola sono le mie».

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