Anglotedesco

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martedì 9 febbraio 2021

MATTEO SALVINI:"Pronto a fare il ministro".La mossa di Matteo agita dem e 5 Stelle

 


di Amedeo La Mattina 

Matteo Salvini non vuole mettere in difficoltà Mario Draghi. Non vuole imporre la sua presenza nella squadra di governo. L'incubo di Zingaretti e compagni è quello di trovarsi accanto, gomito a gomito con il «sequestratore di migranti», l'autore del decreto sicurezza, l'amico di Orban, Trump, Putin. Beppe Grillo che addirittura ha chiesto al presidente incaricato di scaricare il Carroccio. Allora il «lupo nero» non sta premendo nelle interlocuzioni parallele che sta portando avanti Giancarlo Giorgetti. A patto che non entrino nemmeno gli altri capi di partito perché, altrimenti, sarebbe un'umiliazione. Ma se glielo chiedono? «Allora la partita me la gioco, non sto in panchina a guardare gli altri e criticare se qualcosa non funziona. Se mi venisse chiesto di dare il mio contributo per quelle che sono le mie competenze, non mi tirerei indietro». Questo lo dice durante il programma tv «Fuori dal coro». Poi in privato confida che la squadra di governo si conoscerà un'ora prima di salire al Quirinale. «Draghi farà di testa sua». Salvini non può accettare la "conventio ad excludendum" della Lega che i sondaggi danno stabilmente al primo posto. Non accetta l'intimazione di Grillo, del M5S con cui ha governato per un anno. Dice che non hanno forse capito l'appello del capo dello Stato. «Noi lo abbiamo colto in pieno. E confermiamo il nostro atteggiamento costruttivo e responsabile, e che non ci porta a parlare di ministeri e a non mettere veti su nessuno. È incredibile invece - attacca il leghista - l'atteggiamento di Grillo e dei Cinque Stelle che chiedono ministeri e vorrebbero imporre al professor Draghi un governo senza la Lega. Non è questo che ha chiesto Mattarella e che serve all'Italia. Noi andiamo avanti tranquilli: prima il bene dell'Italia e poi gli interessi dei partiti».Gli altri, gli alleati-coltelli, per giustificare il fallimento del Conte due e ter, nonché la convivenza con il sovranista e Berlusconi (i 5S sono nel panico) veicolano veline tipo «Salvini è diventato europeista e dovrà sostenere un programma di sinistra». E il leghisti rispondono che è tutto da vedere quanto di sinistra sarà. Ma per Salvini non si tratta di appiccicare pezzetti di programma come se fosse una vera coalizione. Dicono, anche Giorgia Meloni lo ha detto, fanno notare i leghisti, «ah, la flat tax ve la scordate». Nella Lega sono in pochi a pensare di poter ottenere la flat tax con questo governo. «Quando vinceremo la faremo. Adesso - spiegano nel Carroccio - dobbiamo esserci nel governo per evitare la decrescita infelice, avviare i cantieri delle infrastrutture, far ripartire l'edilizia e il turismo». Salvini vede un Draghi pragmatico, concreto: «Questi signori si illudono di poterlo manipolare». Altro che super ministero della Transizione ambientale di cui parlano i grillini, se questo vorrà dire accentrare tanti poteri e deleghe, comprese quelle dello Sviluppo economico. Soprattutto se dovesse andare nelle mani di «uno dei tanti incompetenti di M5S». «Da questo punto di vista sono tranquillo - osserva Salvini - perché Draghi ha un approccio non ideologico sull'ambiente. Non è un caso che abbia citato il modello del Ponte Morandi. Questo significa abbattere pastoie, lungaggini, andare oltre il codice degli appalti. Anche sul fisco, la Lega è consapevole che la flat tax non potrà passare con questa maggioranza». Ma Draghi ha promesso un tavolo di confronto su questi temi e il teorico leghista della flat tax, Armando Siri, è convinto che a quel tavolo non è detto che questa proposta venga scartata: «Se il presidente Draghi leggerà la nostra proposta, potrà verificare che rispetta il principio della progressività dalla Costituzione». Salvini, però, non vuole guerre di religioni. Gli basta che Draghi abbia assicurato che non aumenterà in nessun modo le tasse. «Non vediamo l'ora di partire. Speriamo che nessuno si metta di traverso». Si aspetta che Draghi limi le unghie agli ambientalisti che fermano i cantieri («se parte l'edilizia e i 700 cantieri creiamo un milione di posto di lavoro») e impediscono la costruzione termovalorizzatori che trasformano i rifiuti in energia. Sono tanti i motivi che lo portano al governo. Uno di questi è fermare il proporzionale. Il Pd e i 5S puntano a questo sistema elettorale per scardinare il centrodestra, nel presupposto che Fi si liberi dei sovranisti, e l'intesa Pd-M5S possa vincere. Per i leghisti è sempre il classico conto sballato della sinistra. Con questa maggioranza il proporzionale non passerà mai. «Riporterebbe l'Italia indietro di 30 anni», ha detto ieri l'ex ministro dell'Interno. Meglio che rimangano il Rosatellum e i collegi uninominali dove il centrodestra potrebbe fare strike. Almeno nei sogni di Salvini. 

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