Anglotedesco

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martedì 9 febbraio 2021

Over 80 e lavoratori a rischio .La lotta di classe per il vaccino

 



da IL CORRIERE DELLA SERA del 9 febbraio 2021.Lorenzo Salvia

Nei piani iniziali doveva essere il vaccino anti-Covid più importante: entro giugno ne dovevano arrivare in Italia 40 milioni di dosi, poi ridotte a 26 milioni per i tagli decisi dall’azienda. Ma giorno dopo giorno su AstraZeneca cresce la prudenza, anzi lo scetticismo. In Italia è stato autorizzato per le persone sotto i 55 anni e riservato alla fase tre: quattro milioni di persone tra insegnanti, militari, forze di polizia, trasporto pubblico, carceri. Ed è proprio da questi settori che arrivano i dubbi. Una specie di lotta di classe del vaccino che ha preso la forma di una miriade di richieste di chiarimento ai medici di famiglia. In molti domandano perché non sia possibile utilizzare i «più efficaci» Pfizer e Moderna, riservati a medici, infermieri e over 80. Una preoccupazione salita di tono ieri, con il Sud Africa che ha sospeso la somministrazione di questo farmaco, dopo che uno studio ne ha rivelato la ridotta efficacia (10%) sulla variante locale.

I dubbi degli insegnanti

«La decisione di inserire il personale della scuola nelle priorità della campagna vaccinale e soprattutto di utilizzare il vaccino AstraZeneca è stata assunta senza alcun coinvolgimento né del Comitato tecnico scientifico né dei sindacati» dice la Cisl Scuola, che chiede un’audizione al comitato stesso. Il Sap, il Sindacato autonomo di polizia, si domanda «perché si è deciso di somministrare questo vaccino a chi è a così stretto contatto con il rischio massimo» e invoca un «trattamento quanto meno identico a quello del personale sanitario». 

Oggi il capo della polizia Franco Gabrielli incontrerà i sindacati per ascoltare le loro richieste. Perplessità anche nel mondo delle carceri. Già nei giorni scorsi Donato Capece, segretario del sindacato Sappe, aveva detto di «temere che l’adesione sarà bassa, visto il tipo di vaccino scelto, sia tra gli agenti sia tra i reclusi».

I numeri, però, dicono che è difficile cambiare strada. Almeno per ora. I 7 milioni di dosi di Pfizer e Moderna che dovrebbero arrivare tra febbraio e marzo servono tutti per chiudere la fase uno, con medici, infermieri ed Rsa. E per mandare avanti la fase due, con i 4 milioni di ultraottantenni, appena partita. Qualcosa potrebbe cambiare con l’arrivo del quarto vaccino, Johnson&Johnson, previsto per fine marzo. Ma intanto il contagio corre, assieme alle varianti.

Il pressing delle Regioni

Letizia Moratti, assessore al Welfare della Lombardia, dice che la «Regione è pronta, ma urge personale e la certezza di avere a disposizione vaccini sufficienti». Aggiunge che il «commissario Domenico Arcuri ha previsto l’arrivo di personale sanitario a supporto, medici e infermieri, ma ad oggi nessuno si è visto». Dura la replica di Arcuri: «Il personale aggiuntivo destinato alla Lombardia è composto da 229 persone. Ma di queste solo 4 hanno potuto prendere servizio, gli altri sono in attesa delle necessarie visite da parte delle agenzie regionali».

Il Veneto insiste nella sua ricerca di forniture parallele. Almeno per il momento non sul russo Sputnik, non ancora autorizzato nell’Ue e quindi nemmeno in Italia: «Abbiamo avuto dei contatti — dice il governatore Luca Zaia — lo stiamo facendo nella legalità totale, rispettosi di tutte le leggi nazionali ed europee. Non la vediamo come contrapposizione al governo, ma dobbiamo prendere atto che prima viene la salute dei veneti». Ieri sono partite le prenotazione per la vaccinazione degli over 80 in Sicilia. Oltre 40 mila le richiesta arrivate sulla piattaforma realizzata da Poste italiane. Nessun intoppo. Inizialmente le prenotazioni dovevano partire anche in Puglia, ma si comincerà giovedì. E in Umbria, alle prese con la zona rossa, dove si partirà venerdì. La Toscana, invece, ha anticipato a oggi le prenotazioni proprio per AstraZeneca, con insegnanti e poliziotti. Sarà interessante vedere l’indice di gradimento.

Il fondo da 400 milioni

Ieri è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del ministero della Salute che autorizza l’utilizzo «temporaneo» dei medicinali a base di anticorpi monoclonali. Anche in questo caso la distribuzione è stata affidata al commissario Arcuri. Confermato il fondo da 400 milioni di euro che serve per l’acquisto sia dei monoclonali sia per lo sviluppo dei vaccini da produrre in Italia, come ReiThera.

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