Anglotedesco

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venerdì 5 febbraio 2021

«Perché mai non sostenerlo?». Berlusconi compatta il partito e andrà alle consultazioni


da IL CORRIERE DELLA SERA del 5 febbraio 2021.Paola Di Caro

Raccontano che pochi minuti dopo l’appello di Sergio Mattarella, martedì sera, Silvio Berlusconi avesse già spalancato le porte: «Se nasce un governo tecnico guidato da Draghi, con le migliori energie del Paese, perché mai non dovremmo sostenerlo?». E giurano che sia quella sera, sia il giorno dopo, il Cavaliere fosse pronto a una nota per approvare la scelta del capo dello Stato e per complimentarsi con l’ex presidente della Bce «che io ho indicato, io ho nominato, io ho voluto». E infatti dopo cinque mesi di assenza in pubblico (da settembre, quando uscì dal San Raffaele dove era ricoverato per il Covid), il Cavaliere ha deciso di tornare a Roma per guidare la delegazione azzurra all’incontro con Draghi. Di nuovo al centro della scena, di nuovo pieno protagonista.Le parole che tutti attendevano sono arrivate ieri mattina, con una nota: la scelta di Mattarella «va nella direzione che abbiamo indicato, quella di una personalità di alto profilo istituzionale» per formare un governo con «le migliori energie del Paese». «Un’antica stima mi lega a Mario Draghi» quindi è «naturale da parte nostra guardare senza alcun pregiudizio al suo tentativo», auspicando «una squadra di governo di profilo adeguato all’enorme impegno» e «un programma all’altezza».

Se l’apertura, praticamente il sì, è arrivata solo ieri è perché Berlusconi, un po’ per convinzione e un po’ per pressione dell’ala più filo-leghista dei suoi, non ha voluto «dividere la coalizione», bene supremo per il quale aveva accettato anche la parola d’ordine «andiamo al voto» che mai aveva davvero condiviso, considerandola solo l’ultima e la peggiore delle opzioni. Ma era arrivato il momento di uscire allo scoperto perché due rotture erano nell’aria, una consumata e l’altra a un passo: della coalizione e del suo partito.Sì perché mercoledì, nel vertice con i leader del centrodestra e lui in collegamento dalla Provenza, era emerso in modo chiarissimo che una posizione unitaria non era più sostenibile, tanto che per la prima volta la riunione si era conclusa senza un documento finale. Giorgia Meloni, protestano nella ristretta cerchia dei fedelissimi dell’ex premier, aveva detto in privato e in tivù «senza nemmeno concordarlo» che mai avrebbe sostenuto un governo Draghi, senza se e senza ma. «È lei che ha spaccato il fronte, su questa posizione non possiamo stare», il ragionamento di Berlusconi con i suoi, poi ripetuto al telefono a Salvini. La conclusione dei due leader è stata «l’unica possibile»: si sarebbe andati alle consultazioni ciascuno per conto proprio.

Ma un’altra rottura era nell’aria: in Forza Italia infatti il malumore a lungo covato nell’area moderata per una linea «troppo appiattita su Salvini e Meloni» stava tracimando. Quasi tutti i deputati e gran parte dei senatori erano ormai attestati sul sì a Draghi. Renato Brunetta chiedeva una riunione di gruppo «per votare», Mara Carfagna — che subito aveva avvertito che «un partito liberale come il nostro non può avere timori e dubbi» — faceva sapere che «3040 di noi sono pronti ad andarsene», Osvaldo Napoli confermava che senza un sì sarebbe «saltato tutto». Una maxi-scissione, insomma.Si sono così mossi i leader dell’area moderata, a partire da Gianni Letta, che ha spiegato la situazione a Berlusconi. Mariastella Gelmini ha convocato per ieri mattina una riunione del gruppo per frenare fughe e convincere Berlusconi a rendere pubblico il suo via libera al tentativo Draghi. E, dopo una riunione tra lo stesso Cavaliere, Gelmini, Bernini e Tajani su Zoom, è arrivata la nota che, letta alla Draghi è una personalità di alto profilo attorno alla quale si può tentare di realizzare l’unità delle migliori energie del PaeseOra c’è da tenere saldo l’asse con la Lega perché l’ex premier sa — come nota anche Renato Schifani — che sarebbe pericoloso entrare da soli in un governo di fatto sostenuto dalla stessa maggioranza del Conte 2. E la quasi certezza in Forza Italia è che con la Lega si continuerà a camminare, perché il mondo di riferimento dei due partiti questo chiede. Se in un governo tecnico, politico, magari con una «cabina di regia dei leader» che tra gli azzurri qualcuno già è pronto a chiedere, si vedrà.

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